Sono anche a vedersi un quadro di Palagi (Galeazzo Maria Sforza ammalato) a grandezze naturali, un altro di Diotti (Lodovico il Moro, cinto da Vinci, Corio, Bellincioni, Gaffurio, Bramante e Fra Pacioli); i quadri campestri più veri che brillanti del tedesco Peter, altri del Londonio, pittore buccolico; un gruppo dello scultore Fabris che tolse l'affettuoso tema dell'incontro d'Ettore con Andromaca alle porte Scee, ed altri quadri di Migliara, Bisi, Gozzi, Mallerini romano, tutti concorrenti ad accrescere la magnificenza di questa delizia.
Mentre l'amante del bello si diporta fra le amenità del giardino, il botanico s'arresti a contemplare le esotiche produzioni, i moltissimi catti fra cui il mostruoso, così chiamato per la deformità delle sue parti; i palergonj del Capo di Buona Speranza; la rosa Paduli, che ricevette il nome della contessa Mariannina Della Somaglia, sposata Paduli, e che primeggia fra le molte rose thee, il melifluo rododendro arboreo, che come nel patrio suolo qui ogni anno produce i fiori stillanti dolcissimo liquore. Il dottor Giovanni Labus dettò la seguente epigrafe che scolpita nel mattone, ricorda l'architetto di questo luogo.
an. m. dccc. xx
ex prædIs iac. mellerI v. c.
figlina gernettiana
luca . somalea . architecto.
Negli anni scorsi qui s'accoglievano il numismatico De-Carli, il bibliofilo cavalier d'Elci, lo storico Rosmini, ed il filologo monsignor Mai; oggi vi si trovano sovente in bella unione il poeta Polidori, il filosofo Rosmini-Serbati, l'archelogo Labus i quali due ad utile delle scienze rivolgono la potenza del loro ingegno e la ricchezza delle loro cognizioni. Una straordinaria quantità di monete, rinvenute quasi al piede di una torre, avanzo de' tempi feudali, e le più di esse coniate sotto l'imperatore Anastasio (dal 495 al 518 dell'era cristiana) fece sospettare che vi fossero state nascoste da qualche profugo riparatovi per poco riposate condizioni di tempi.
Nell'oratorio eseguito secondo il disegno del valente architetto dilettante, conte Giovanni Luca della Somaglia, Ciambellano di S. M. I. R. A., uomo versato in più guise di studj, sono due pietosi monumenti sepolcrali lavori di Canova, i quali attestano l'affezione che lega l'esimio possessore alle reliquie della sposa, contessa Elisabetta di Castelbarco, perduta d'anni 24, e del conte Giovanni Battista suo zio. Un altro monumento dell'illustre scalpello del cavalier Fabris è posto a ricordare Giovannina Mellerio, che morendo nel 17 anno dell'età sua, lasciò al genitore, già orbo di tre figli, un'inesauribile eredità di dolori, confortati però dall'idea che le virtù della defunta saranno ora coronate di quella gloria, che fa dimenticare tutte le caduche grandezze. Nella base di questo monumento si leggono i seguenti versi latini del canonico Schiassi di Bologna:
Tres primum gnati; rapta est dein optima conjux,
Filia nunc rapitur; quid mihi jam reliquum?
O utinam Deus et mihi vestra in sede recepto
Det, dulces animæ, visere vos iterum![19]
Per diversa direzione, ma per brevissima strada si va a Lesmo e Peregallo, due paeselli che ricordano le miserabili gare domestiche, onde in secoli meno pacati si guerreggiava famiglia con famiglia. Rosa Peregalli, presa d'amore per Gian Guidotto De-Lesmi, non potendo per le scissure civili, onde si cercavano sempre a morte le loro due famiglie, appagare il voto più ardente del suo cuore, ricorse ad un frate che romitava a Santa Maria delle Selve. Da lui gli amanti ebbero benedetto il loro voto, ed ottennero che il buon romito riducesse la pace fra le discordie municipali. Brevissima gioja! Non andò molto, che Rosa ne morì, non senza gravi sospetti di veleno, e Guidotto fu trovato nel Bosco Bello morto e interizzito, con una larga ferita nel petto su cui ancora tenea compressa la mano in atto di ristagnare il sangue. Tragico avvenimento che ravvivò ancora le contese delle due case litiganti, e fece spargere ancora larga copia di sangue!