Poverissima di memorie è Galgiana, onde non avendo potuto parlare di questa terra nelle Vicende della Brianza, qui riporterò l'unico fatto che di recente seppi di essa. Essendo corso poverissimo di riccolto e contristatissimo di guerre l'anno 1531, Girolamo Crippa, curato di Galgiana, provata l'insufficienza della sua prebenda, in caso di scarsa messe, a mantenere una parrocchia, la cedette ai Dominicani del vicino San Giacomo. Non tardarono i Galgianesi a stancarsi dell'amministrazione dei frati e si lagnarono di essi coll'arcivescovo perchè non volessero star paghi ai trenta soldi che avevano fin allora sborsato per la limosina funeraria. Un tale stato di reciproca malevolenza durò fino al 1582, quando quel San Carlo Borromeo, che fece da solo quanto avrebbero appena potuto molti altri insieme uniti, esaminate di proposito le ragioni dei Galgianesi, e non avendo potuto ottenere che i frati presentassero le loro, dichiarò dissoggettata quella parrocchia da ogni dipendenza dal convento di San Giacomo, non dando più luogo a' riclami che i frati voleano poi mettere in campo. — Qui puoi vedere la villa Pizzagalli, già d'Adda, con bel giardino ed un'ampia gradinata che avrebbe dovuto servire ad erigere la chiesa parrocchiale (1730) ove non fossero venute a distruggere questo progetto le contese fra il parroco e il marchese d'Adda.

Nella vicina Regolea era solito villeggiare il poeta Francesco Corio d'Abbiategrasso, che tornato in patria per confortarsi della noja di quelle interminabili pianure, fece una fedele descrizione in versi milanesi d'alcune delle nostre ville.

Triuggio, terra a nord-est di Canonica, sulla via che mena ad Agliate, è luogo poco considerevole ed in poco fortunata posizione; a tramontana ha Tregasio dove anticamente era un convento di Benedettini fondato nel XII. secolo dalla famiglia Casati, e che a quel tempo era tributario alla Santa Sede di dodici denari. Di là per una comoda via, quasi sempre diritta, pervieni a Casate Nuovo, posto al piè di ridenti collinette, fra un circolo di ville e di eleganti case campestri che non desiderano se non maggior riunione. La famiglia Casati, di cui ci venne poc'anzi parlato, fondò anche a Povenzano un monastero di monache le quali nel 1569 furono trasferite a Milano per essere unite a quelle del Cappuccio. Essa possiede ancora il grandioso palazzo che è ad un tempo uno de' più magnifici della Brianza; edificio d'ordine romano, il cui ingresso fu levato dal palazzo imperiale di Vienna, con privato oratorio, dipinto dall'Alberti e fregiato d'un quadro del profess. Giuseppe Diotti. Era questa una delle molte villeggiature che accoglievano di frequente l'allegro poeta Ballestrieri, e che furono celebrate ne' suoi versi. Minore di splendidezza, ma ricompensata largamente di una migliore posizione è la villa Tealdi, che ti presenta sul suo ingresso le figure dei duchi Visconti Sforza, ed alcuni personaggi de' Promessi Sposi, frescati da Giuseppe Ronchi. Oh come ti sarà dolce diportarti sullo spazioso giardino, reso tanto vago e dalla natura e dall'arte. Di là passerai a vedere nell'interiore del palazzo molte incisioni de' migliori bullini francesi. Poco discosta è la villa de' conti Lurani ragguardevole per grandiosità, ricchezze e felicità di prospettive, d'onde per una strada vicinale finita nel 1836 si giunge alla recente chiesa, che riesce a settentrione del paese intorno alla quale converrà che ci fermiamo a parlare di proposito, quanto almeno può uno che non sia artista, e che debba trascorrere fra tanti altri oggetti, tutti più o meno in diritto d'essere menzionati.

Ne diede il disegno il valente monzese architetto profess. Giuseppe Amati; fu principiata nel 1815 e proseguita con elemosine de' meglio stanti del paese e collo zelo del parroco Lazzaro Rossi. Offre nell'interno, tutto compreso, la lunghezza di braccia 54 sull'altezza di 48; con vôlta a pieno sesto, della larghezza di braccia 24 e sostenuta senza chiavi, tutta tagliata da cassettoni coi soliti rosoni ed altri ornamenti eseguiti dal pittore Cambiasio. Alla bellezza del disegno corrisponde pienamente quella degli interni adornamenti e i freschi del pittore Lavelli, sulle due estremità della vôlta maggiore, con medaglioni rappresentanti gli Evangelisti, il trionfo della Gloria di fronte al coro, la Madre di Dio, il San Giovanni Battista, i quattro Dottori della chiesa e l'apostolica Duodena tutti a colore; la vôlta del presbitero dipinta in cinque medaglie dallo stesso Lavelli a chiaro-oscuri raffiguranti il battesimo di Gesù Cristo, l'Adorazione de' Magi, la Trasfigurazione, la Cena in Emmaus, la discesa dello Spirito Santo. Più in là formano il fondo di sì belle pitture i rosoni dorati, ond'è adorna la tazza del coro. Non dimenticheremo l'organo de' fratelli Serazzi di Bergamo, molto armonioso, e con grande estensione di suono. E per non ristare alla sola descrizione dell'interno usciamo a vedere il magnifico atrio sorretto da otto colonne joniche di pietra di Viggiù, a cui mette una larga gradinata a lastre obbligate, talune d'una rara lunghezza.

Poco dista di qui il convento di San Giacomo, già appartenente ai padri inquisitori delle Grazie di Milano, del quale non rimangono che pochissime memorie e scritte e tradizionali.

Vuoi tu mirare in compendio il più bel giardino di natura? sali a Monticello, dove nei giorni autunnali vedrai confusi ai corsaletti della contadinella gli sciamiti e le seriche vesti di molte cittadine, che sentono allargarsi il cuore agitato da questa aria piena di vita. Sorge Monticello al sommo d'un'insensibile collina, forse la più vaga della Brianza; guarda da tutti quattro i lati scene diverse, ma tutte meravigliose per chi non se le rese troppo comuni con un continuo ritrovarvisi frammezzo. E perchè potesse rappresentare quasi una città in iscorcio non vi furono dimenticati e i comodi d'un caffè e d'una giornaliera vettura, ai quali vorremmo vedere uniti migliori alberghi ove il visitatore potesse trovarsi con minore disagio. Ma questa poca cura degli alberghi è troppo generale in Brianza, dove invece una eccessiva quantità di bettole, di taverne, assorbe il più della popolazione e impedisce che si preparino osterie meno ineleganti, alloggi meno incomodi, letti meno disagiati. Non mi si faccia carico se lascio uscire questa specie di lagnanza; per me nella balsamica aria della mia Brianza, un tozzo di pane, un frutto, un tetto da non rimanere di notte allo scoperto, un pagliariccio da distendermi, non mi danno di che invidiare alle saporite mense, alle marmoree pareti, alle seriche cortine dell'agiatezza; ma so pur che non tutti avranno con me comune questo sentimento; so di più d'uno che si astenne di vedere le meraviglie nostre per non patire i disagi d'un cattivo alloggio. Ma torniamo a Monticello ove ci aspetta l'elegantissimo palazzo che convertì in luogo di delizie, di studj, di domestica pace, i ruderi di quel castello che un tempo ardeva di tanto incendio di guerra, e che deve essere stato la prima volta ruinato nel 1274, ai tempi delle fraterne discordie. L'architetto Canonica trascelto a presentare il disegno di questo palazzo grandioso lo scompartì in due ale con magnifica facciata, ponendo nel mezzo un ampio salone, sostenuto da colonne, e rendendo tutto notevole per decenza, eleganza ed agiatezza. L'attuale proprietario signor conte Ambrogio Nava, coltissimo sostenitore delle belle arti, artista anch'egli, adornò questo campestre soggiorno con una serra di suo disegno, con lunghi cancelli che difendono, ma non tolgono ai passeggieri il vago aspetto dei giardini, dei fiori, e presentano sopra equidistanti pilastri i busti di Monti, Appiani, Romagnosi, Manzoni, Cagnola, Volta, Albertolli ed Oriani. L'altro grandioso edificio, onde è abbellita questa vaghissima terra, fu fabbricato dal defunto barone Cavaletti, ora di proprietà Calderara, e qui pure troverai al solito ampie sale, variati giardini e raccolte d'esotici fiori. E la chiesa di Sant'Agata? è piccola, informe, nulla presenta, che corrisponda alla magnificenza della sua destinazione, alla bellezza della sua posizione, onde sarebbe pure a desiderarsi che non venisse meno lo zelo de' più ricchi e nobili possidenti di questa terra nel condurre ad effetto l'edificazione della progettata chiesa rotonda, con elegante atrio esterno tutto all'ingiro. Se questo nostro voto potesse rinfiancare tale pietosa intenzione, noi ci allargheremmo ben volontieri in incoraggiamenti, ma i terrieri di Monticello hanno ben più saldo argomento di riporre le loro speranze nella liberalità e religione di chi può somministrare i mezzi occorrenti, che non nelle parole per lo meno insufficienti d'un povero scrittore. Ma trascegliendo per questa nostra fermata il luogo di Monticello, spendiamo qualche ora piacevole nella visita delle terre circostanti.

Dal pendìo d'una collina ridente di vendemmia discendiamo a Torrevilla che è la più piccola parrocchia della diocesi milanese, non constando in tutto che di 140 anime. È bello il disegno della parrocchiale, e riceverà maggior vaghezza dal campanile, che vi si sta erigendo secondo il disegno del già nominato conte Ambrogio Nava. Fra gli avanzi dell'antica torre dei conti Raimondi, ora di proprietà Balsami furono trovate nell'aprile prossimo scorso due antiche urne di cerizzo, poca meraviglia per noi, che ad ogni tratto nei nostri paesi ne vediamo disseppellirsi. Fra i mille progetti che si fanno è anche un deviamento della strada da Lecco a Monza, facendola piegare da Torrevilla a Casirago attiguo a Monticello, e mandandola poi direttamente a Casate Nuovo per evitare l'ascesa dell'eminenza di Monticello.

Breve è l'intervallo che separa Missaglia da questa terra, alla quale si va per comoda via tirando verso oriente. Qui è il capo luogo del distretto, ma paese più grosso che bello, più ben situato, che costrutto. La chiesa è antica, come pure il campanile su cui vedi scolpite varie iscrizioni che ricordano la memoria dell'operoso parroco Giovanni Tettamanzi, il quale nulla risparmiò pel lustro di questa chiesa, durante il suo regime che finì colla sua vita nel 1605.

Alla Misericordia si tiene un fiorito mercato settimanale, presso l'antico convento fondatovi dal Beato Michele da Carcano.

Contra è luogo di delizia; Tignoso, antico castello, celebre durante l'assedio di Monza, 1323; Maresso, antica terra montuosa colla chiesa di San Faustino soggetta fino dal 1192 alla Santa Sede e che fu smembrata dalla chiesa di Missaglia per alcuni legati fatti a favore di essa dal cardinale Conti da Casate, 1270. Da qui un breve tragitto guida fra ridenti campagne al delizioso Osnago.