Da Missaglia camminando per un sentiero montuoso, dirigendosi verso Viganò, prima di giugnere a Castel Pirovano si trova uno scavo, di proprietà Cai, ricco d'arenaria, che tira alla natura d'un calcario compatto, di frattura scagliosa, d'un colore cinereccio, misto di minutissima mica e di vene di spato calcareo.
Coloro che dalla somiglianza d'un nome, cavano una conseguenza, sostengono che la denominazione del poco discosto Viganò deriva dall'adorazione che vi avesse Giano:
Al tempo degli Dei falsi e bugiardi.
Noi conosciamo troppo la debolezza di tali conghietture per poterle ammettere fra le storiche verità, onde lasciando quello che è per lo meno incertissimo veniamo al positivo. Girolamo Pirovano sul finire del secolo decimosettimo tenendo ad affitto alcuni fondi della chiesa di Viganò rinvenne in un boschetto una cava di arenaria, che doveva formare la ricchezza di questa terra. L'amministrazione della chiesa per incoraggiarlo gli regalò quel boschetto ed egli in ricambio regalò alla chiesa un confessionale tuttora esistente di sasso della sua moléra. A poca distanza del paese sul dorso d'una lene collina tutta ridente di piante, vedi un gruppo di casolari sostenuti con colonne d'ordine diverso, chiamati il Cantone dei Picozzi. Sotto di essi lavora incessantemente lo scalpello a lisciare, a domare gli informi sassi che si estraggono dalla vicina cava. Quest'arenaria o moléra di Viganò è formata di particelle le più di esse silicee, e di mica argentina legate da un cemento marnoso. In alcuni strati più profondi, detti cornettone, che sono la miglior pietra di costruzione, predomina il calcario e le parti sabbiose e micacee sono e più scarse e più tenui. La saponina, come la chiamano quei lavoratori, pel suo carattere saponaceo, serve di strato intermedio fra gli strati dell'arenaria; la marciura è un'altra arenaria frammista agli strati principali, pochissimo coerente che ebbe un tal nome da quegli scalpellini per la facilità di sfogliarsi; le marchesite, uno de' nomi che ti verranno ivi pure uditi, sono piriti di ferro di figura sferoidale, che talvolta sciogliendosi formano coll'arenaria un terriccio nero saturo di ferro solfato; udrai pure chiamar nitro una fioritura bianca e salina che si vede in quelle cave nei tempi asciutti e ne' luoghi coperti.
Quest'arenaria è attissima alla fabbricazione; a Milano se ne fa grand'uso e il rinomato architetto Zanoja si servì di essa per erigere la porta Nuova di questa città. Si calcola a settanta mila lire annue la produzione netta di queste miniere.
Tutta l'ossatura del monte qui d'intorno è composta d'arenaria più o meno vicina alla natura di queste due; tale è quella di Pérego d'onde furono scavate le colonne che sostengono il portone dell'ufficio del Censo a Milano. Unita ad essa è pure l'arenaria bruna, laminare, ricchissima di mica, che fu esaminata minutamente dal chimico Broglia; altre arenarie sono alla Costa della Biscia presso Rovagnate; d'arenaria sono il letto e le sponde del torrente che scorre presso Santa Maria Hoè; onde parve ad alcuni probabile che lo scheletro della collina di Bernaga sia tutto costituito d'arenaria, da cui si dirama a' tre luoghi suddetti.
Chi da Monticello si volge ad occidente per una comodissima via declinante e fiorente di nuove bellezze, fatti pochi passi, perviene a Casate Vecchio, terra illustre d'antiche memorie, dove a' tempi di Filippo Maria Visconti si rifugiarono le famiglie, Quartironi ed Arrigoni della Valtaleggio avverse alla repubblica Veneta. I due Casati Vecchio e Nuovo furono nel 1692 infeudati ai marchesi Casati che ne tennero il possesso, fino a che furono soppressi i feudi in Lombardia. Merita essere veduta la villa Greppi, molto ampia e deliziosa con istranieri e varieggiati giardini, decenti case rusticane, ampie cantine, ampie tinaje, torchi di recente forma con vite d'ottone, lunghi cancelli ferrei, busti di uomini grandi, e quanto può contribuire ad attestare il buon gusto e la magnificenza del suo proprietario. Qui, in tempi di minor lustro per questa delizia, soleva villeggiare il poeta milanese Balestrieri vagheggiando tante bellezze
E peu el Gernet là in faccia, e peu in sostanza
I caseggià de tutta la Brianza.
Eguale amenità di posizione ha Besana divisa in due frazioni inferiore e superiore. Qui è la delizia Dragoni, e qui nel 1834 fu ampliata l'antica chiesa di Santa Catterina, venendo ridotta a tre navate, la maggiore delle quali ha la larghezza di circa braccia 14 sopra 66 di lunghezza totale. Fu un danno alle giuste proporzioni della chiesa che il valentissimo architetto Moraglia, il quale ne diede il disegno, abbia dovuto valersi della vecchia in quel tutto che potè. Nulladimeno anch'ivi appare la stessa perizia d'architettura che scorgi nell'attiguo oratorio dei Santi Luigi e Carlo, disegnato dallo stesso Moraglia.