Non si lascino innosservati i giardini di casa Prinetti, ove è uno studiato disordine di ajuole, di vigne, di boschetti, di praticelli, di frutteti, di spalliere, di tempietti, di case, di pescaje; come pure le belle case Delfinoni e Zappa la qual ultima fu disegnata dalla mano stessa che disegnò l'oratorio anzidetto. È notevole Besana pei suoi setificii.
La costa che da qui corre fino a Monte gode incantevoli punti di veduta; è ridente di tutte le bellezze dell'agricoltura, e tra il verde dominante mostra la bella abitazione campestre Mazzola con giardino di recente costruzione, Montereggio di proprietà Carnaghi, la villa Toffetti non ancor terminata, e il vistoso casino Lurani posto al sommo della costa.
Così stanchi ma non sazj di un lungo passeggiare ci riduciamo a sera alle care amenità di Monticello, ove troveremo ingenua schiettezza, universale cortesia, aria piena di vita, continuata variazione di scene sempre amene e sempre belle.
CAPITOLO SESTO. DA MONTICELLO AD OGGIONO.
Barzanò. — Cremella. — Cassago. — Il Baciolago. — Veduggio. — Bulciago. — Nibionno. — Sibrone. — Masnaga. — Barzago. — Crippa. — Madonna d'Imbevera. — Perego. — Rovagnate. — Cereda. — Monticello. — Santa Maria Hoè. — Campanone di Brianza. — Castelli di Brianza e di Nava. — Teodolinda. — Melodie briantee. — Caraverio. — Dolzago. — Sirone. — Molteno. — Ello. — Oggiono. — Imberido. — Sala. — Annone. — Lago.
Siamo nel centro della Brianza, nei luoghi de' più variati ed ameni prospetti. La terra che ci sorge dinnanzi e ci ravviva il desiderio di giungervi quanto più le siamo d'appresso è Barzanò, villaggio che vanta una storia abbastanza antica, per non far credere come veri certi antichissimi avvenimenti che una popolare credenza vorrebbe ammettere, ma da rifiutarsi in un tempo in cui la filosofia della storia fece sì luminosi progressi, e richiama tutto all'esame della critica. Talvolta uno storico dei giorni nostri può parere ignaro d'alcune notizie; ma il fatto è che anche sapendole, ha creduto bene di ometterle, come quelle che non reggendo alla prova, avrebbero infarcito il suo libro di opinioni grossolane e lo avrebbero messo in derisione presso coloro che nella storia non vedono solamente un ammasso di avvenimenti, ma un'opera di filosofia[20].
Viene a trovarsi Barzanò alle falde e in parte sul pendìo d'un insensibile poggio, che vede assai davvicino verso oriente l'altra vitifera collina di Sirtori, la quale a schiena di cammello si allunga e procede fino al maestoso Sangenesio. Un piano circolare tutto popolato di casali, variato di laghi e di ben coltivate campagne, di casolari, di palazzetti, di chiese, vedi aprirsi a settentrione. La vista poi rialzandosi dal fondo della valle corre a ponente per vette sublimi di monti fino alle ghiacciaje della Savoja. Nell'interno del paese i ruderi d'un antico castello, ruinato nel 1222 dal demagogo Ardigotto Marcellino a capo d'una banda di militi milanesi, potranno rammentare i tempi del feudalismo, ma giaciono muti come il cadavere d'un eroe. Non sarebbe improbabile che avesse servito di sede ai conti Sigifredo, Ugo e prete Berengario padre e figli, signori di questa terra, che poi ribellatisi contro l'imperatore Enrico di Germania furono posti al bando dell'impero, e il loro feudo per concessione reale dato al vescovo di Como (1015).
Meglio conservato dei castello è l'attiguo battistero, oggi chiesa di San Salvatore, che alcuni vorrebbero avanzo del paganesimo ma che dalla configurazione appare opera de' primi tempi cristiani, sebbene non abbia che una sola nave con vôlta pesante, variata da una tazza e sostenuta da piloni variati. È evidente però che la parte anteriore è più recente della restante. Nel mezzo è la solita vasca battesimale, ottangolare, di marmi, colla circonferenza di sette braccia ed oncie tre, ed alta un braccio ed un terzo, girata di fuori da un gradino di sarizzo e nell'interno da due gradini di marmo a pezzetti bianco e rossi alternati. Sull'unica porta d'ingresso, molti rabeschi, che erano parte integrale delle prime chiese cattoliche, fregiano una rozza immagine della Vergine che appare di mezzo all'arco. La capra che spicca da questi ornamenti è uno dei fregi della simbolica architettura della prima cristianità e raffigura i peccatori, i quali nella chiesa trovavano un rifugio, un perdono. Il culto del paganesimo in questa terra è attestato da tre cippi ora collocati in questa medesima chiesa. Una, scoperta nel 1821 dall'egregio signor consigliere Celestino Mantovani uomo versatissimo negli studj della storia, e votiva a Giove e Summano dio de' fulmini, dice, secondo i supplementi del chiarissimo archeologico dottor Giovanni Labus, Votum Solvit Libens Merito JOVI AL-TO (vel ALTITOnanti) et SUMM-ANO FELICI-ANUS PRI-MIUS CU-M-SUIS Locus. Datus. Decreto. Decurionum. Altre due ricordano un Novelliano Pandaro, quasi inintelligibili ma anch'esse secondo lo stesso antiquario dovrebbero dire:
I.ª
Jovi Optimo Maximo Novellianus Pandarus ex voto pro se et suis omnibus aram deo donum posuit.