E sbalza in mille spruzzi ove lampeggia
A più color del sol rifranto il raggio.
E dopo aver fatto aggirare mulini, frantoi e setificj va a metter foce nel laghetto d'Annone. Pittori paesisti, cacciatori e botanici non trascurate questa valletta.
Tra Suello e Civate, al sito chiamato Cariolo, si trova un deposito di tufo calcario, generato forse da qualche antica distillazione d'acqua, pieno di cavità irregolari, che contengono piccole masse di carbonato calcario, che raffigura sottili strati paralleli, ed ondulanti. Questo tratto di paese è anche oggi, ma fu più assai nei tempi addietro, chiamato Squadra dei Mauri, forse, come sostengono taluni, dall'esservisi stabilita una colonia di Mori in tempo delle invasioni. Uno de' paesi di questa squadra è Cesana, più comunemente denominata San Fermo, lunga striscia di case stesa sul pendìo meridionale dei monti della Vallassina. Presenta questa terra d'ogni parte vestigia d'antica militare posizione, di una più vasta abitazione e d'una popolazione maggiore della presente. Al Castello, luogo laterale al paese, trovansi ancora avanzi di vecchie mura, d'acquidotti comunicanti col monte che s'eleva a tergo. La Torre, altro luogo eminente, presenta esso pure reliquie di vetusta abitazione. La parte inferiore e sottoposta al paese, oggi tutta ridente di vigneti e di bella coltura, in occasione d'alcuni scavi pose in luce ruderi di case diroccate e condotti di acque costrutti con molta maestria. Tutto pare che si combini ad attestare la conghiettura che Cesana fosse già terra importante.
Ed ecco il lago ovale che tanto dava nel genio al mio Parini; ed ecco farcisi da vicino Pusiano, piccolo, ma elegante paesello, steso sulla riva settentrionale del laghetto che riceve il suo nome, ed è de' più vivaci che si incontrino in questa via. Il principe Beauharnais avea destinato per suo luogo di delizie il grandioso palazzo ivi costruito sulla metà dello scorso secolo, ove ora con attività lavora la filanda dei Conti di Cesana. Si veda la chiesa, si navighi all'isoletta dei Cipressi (è di 24 pertiche) abbellita di alberi piantati verso il 1770 dai proprietarj marchesi Molo; si sieda sul mezzodì a bordo del lago, quando le leggiadre filatrici, sospeso il lavoro, sotto le piante che danno tanta poetica bellezza a quelle acque, siedono a ristorarsi dalle fatiche del mattino, intuonando talvolta festose canzoni.
Perdoni il lettore se alla veduta di questo lago mi ritornano alla mente le idee incancellabili d'un'ora d'esultanza; mi perdoni, come condonerebbe ad una sposa, che si soffermi con compiacenza a mirare la casa de' suoi genitori a cui ha unite tante care memorie.
Fu pur bella e di eterna ricordanza quella sera di maggio, che al chiaror della luna salimmo una leggera navicella soli io, e tu, cara sposa, due esseri che la natura creò per amarsi, e la costanza ed il cielo congiunsero felicemente! Respirava l'alito vespertino, che discende ad increspare l'argentea superficie del lago, e i raggi della luna rifrangendosi nelle onde raffiguravano le immagini più vaghe e più graziose. Amabile sposa! erano pochi mesi che io ti chiamava con questo nome, ricco di tanti affetti, ma già erano assai per farmi conoscere il tuo bel cuore, indovinare i tuoi sensi e partecipare alle impressioni, che ricevevi da quella universale quiete. L'iride della speranza coloriva la tua fronte, non corrugata da alcun turbamento, e su cui era trasfusa la tranquillità della coscienza.
Io spingeva remigando la navicella, sulla cui prora tu sedevi, mirando fissamente il sereno orizzonte, ingemmato di innumerevoli stelle, quali vaganti, quali ferme, quali brillantissime, quali sanguigne. Morivano intanto all'intorno i suoni dell'avemaria, che ricordano i cari estinti, e richiamano al pensiero del pellegrino il focolare, a cui sedea fanciulletto, e il mesto addio proferito agli amici ed ai congiunti. Si era tutto riposto nella più dolce tranquillità non rotta che da qualche monotono suono di zampogna, o dalla tenera cantilena con che le madri chiamano il sonno sulle pupille dei loro lattanti.
Spenti tutti i fuochi, in quell'universale oscurità non lucicava che un lontano chiarore, somigliante al faro che l'antica Ero allumava di notte all'aspettato Leandro. Tu fissavi lo sguardo avidamente a quel lume, come assorta in un pensiero profondo, nè parlavi, nè ti commovevi. Io intanto, ritirati i remi dalle onde e lasciato il battello in balia del leggero venticello, m'assisi in silenzio non osando turbare il tuo incanto, e dissi fra me — Quante volte io la vidi assopita in tale estasi nei giorni della fidanza dopo che strette le mie nelle sue mani avevamo parlato con timore e con isperanza di quell'ora, che avremmo deposto il solenne giuramento davanti al sacerdote. Fu lungo il novero dei giorni che passarono di mezzo, ma volarono rapidissimi; e il solenne giuramento fu proferito, e fummo sposi che solo la morte potrà separare! Oh coloro che trascorrono sugli svariati campi dell'amore, in traccia di fiori che appena colti appassiscono, non lasciando che durissime spine, quante delizie ritroverebbero nel seno d'una tenera consorte, nella sicurezza della coscienza, nella tranquillità della vita! Potessero conoscere la pace, che rallegra il tetto d'un concorde consorzio e si abbellirebbero per essi le cure che fanno grave e terribile il governo d'una famiglia. Chi non ha bisogno d'un cuore che risponda ai moti del suo cuore? d'una mano che pietosa gli terga i sudori della fronte? d'un bacio che tranquilli la tempesta de' suoi pensieri? d'un orecchio, ove senza sospetto deponga il segreto dell'anima? d'un amico, che gli sia compagno nel cammino della vita? Ecco gli augusti uffici a cui sei riserbata o tenera sposa! Quest'ultime parole proferite col tuono vivace della gioja valsero a risvegliarti del tuo leggero sopore e amorosamente volgendoti a me, dicevi: «Oh quel chiarore solitario quanti affetti m'infonde! Oh mi favella con un linguaggio pieno di poesia e di idee! Il mio cuore abbonda di sentimenti di cui la canzone sola può qualche parte palesare»!
Mi sembra ancora vedere comporti allora a quel più di tenerezza che io non vidi giammai, e farti a me più vicino.... La navicella agitata lieve lieve dondulò e fece increspare l'onde ingemmate dalla luna. Mi movesti un sorriso innocente come per cercare sul mio volto il consenso, indi con armoniosa voce intuonasti quella canzone: