Serpentina avea nome la cittade, drento Gibello sí vi fu entrato. Le donne e li signori, in veritade, di lui parea ciascuno innamorato. Vedendo il duca ben la sua biltade della duchessa si n'è impaurato; disse:—Egli è bello, e bella è la duchessa. Veramente venuto egli è per essa.—

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Pensando, il duca no' gli parea giuoco. La notte 'l fe' pigliare in nel suo letto, e nel palagio suo, in uno loco imprigionar lo fe', senza difetto. E la duchessa d'amor prese fuoco, com'ella in prigion vide il donzelletto. E 'l duca, che sua morte avrá da esso, per gelosia lá si recò, da presso.

CANTARE SECONDO

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Noi lascerem Gibello in Serpentina imprigionato, secondo la storia, e direm della madre sua reina e del re Tarsian, c'ha gran vettoria, ch'ebbor consiglio tale una mattina, dar moglie all'altro figlio con gran gloria. E per consiglio eletta fu in isposa, se 'n piacer gli è, la pulzella Argogliosa.

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Il re fe' imbasciadori, e cavalcâro; sanza soggiorno a Gienudrisse fûro, la pulzella Argogliosa ivi trovâro, e l'ambasciata contâr di sicuro. Ed Argogliosa col suo viso chiaro, che per Gibello avea lo cor sí duro, non ne volle ascoltar l'ambasciaria, rispuose che marito non volía.

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Da lei si dipartir gl'imbasciadori ed al re Tarsiano ritornârsi e disson ch'ella aveva gran dolori e non volea quel tempo maritarsi. E 'l re coi suoi baroni, ne' lor cuori, di tal risposta forte infiammârsi; gridâro a boce:—Oste le mandiamo sí che per forza, all'onta sua, l'abbiamo!—