49
Poi gli diceva:—Amor, po' che tu vuoi a Gienutrisse andar, cheggioti un dono: che 'l duca mio uccidi, se tu puoi, ed ogn'altra fallenza ti perdono.— Ed e' rispuose:—Lui e' baron suoi vorre' uccider, quanti ve ne sono, e quanti ve n'ha ancor d'altri paesi, vorrei che fosser tutti morti e presi.—
50
Allor Gibello di prigion fu tratto, l'arme e 'l destrier avanti sí gli gío; sanza dimoro in fretta s'armò ratto: non prese staffa, ch'a caval salío! Della cittá uscí e con quel patto ver' del conte Vermiglio se ne gío. Tosto 'l fe' adobbar co' sua compagna, e l'altro dí entrò per la campagna.
51
E nella Valle Bruna egli è arrivato, ov'era il cavalier Ner di gran vaglia. E 'l fatto e la maniera gli ha contato com'egli andavan per voler battaglia. I suo' dugento cavalier s'armâro tutti per punto e no' mancò lor maglia. I tre baroni a Gienutrisse gièno con cinquecento cavalier ch'avièno.
52
Fûro arrivati a Gienutrisse presso; d'in su la torre la guardia vede'li. Allor Gibello ne mandò il suo messo come colla sua gente soccorre'li. Le porte aperte gli furono adesso: egli entrò dentro con que' suo fedeli. Tutta la gente mena gioia a scorso, venir veggendo tanto bel soccorso.
53
Tant'allegrezza avea la giovinetta, che uom, che sia, contare nol potrebbe. Con sue compagne fu l'amorosetta; corse a Gibello ed abbracciato l'ebbe. Or si posò la gente, giulivetta, allegra piú che lingua nol direbbe. Gibello fece andar per l'oste il bando, e lo re Tarsian mandò sfidando.