30
Il cavallo diede una tale iscossa, perché non era usato a quelle istrida, che tutta ruppe la catena grossa; e Gismirante verso lui si fida, e diedegli col pugno tal percossa, che 'nginochione in terra si rannida, e lasciossi imbrigliare e por la sella, e menar fuor com'una pecorella.
31
Quando lo 'mperador l'ebe veduto in su quel fier cavallo, e tutto armato, disse:—Costui debe esser pro' e saputo, e 'l piú prod'uomo ch'al mondo sie nato.— Mandò per lui e disse:—I' son pentuto: i' non vo' che tue vadi a tal mercato; il mio figliuol vo' mandare a morire, anzi che perder te, c'ha' tanto ardire.—
32
E Gismirante gli disse:—Messere, questa battaglia non si può stornare.— Ed e', vedendo pure il suo volere, subito fe' tutta suo gente armare. Ed e' parlò:—Egli è contra 'l volere;— disse:—Signor, per Dio, lasciami fare: ché, se bisogna, fa' che sien con teco, socoreranti; ma non vo' sien meco.—
33
Lo 'mperador col populo romano con Gismirante uscir fuor della terra, e tanto caminâr che, di lontano vidon la fiera che facíe tal guerra, e Gismirante rimase nel piano tutto soletto, se 'l libro non erra, e gli altri tutti andâr su le montagne, e molta gente Gismirante piagne.
34
Mostra che 'l giorno era nivicato il cavallo e 'l baron coperto a bianco, ed il porco a guatare era abagliato, e giace in terra come fusse istanco; e Gismirante, il damigel pregiato, e come cavaliere ardito e franco, accomandossi a Dio, e colla lancia percosse il porco; e ferí 'l nella pancia.