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E Gismirante, i piè legato e l'ale al passerotto, e' miseselo allato, e tornò al suo caval, bench'avie male, e destramente su vi fu montato: e lo signor di Roma imperiale colla suo gente a Roma è ritornato, e 'l porco troncascin lasciò isparato, onde il barone a Roma fu tornato.

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Lo imperadore e la suo gente, quando sentiron la cittá lor liberata, e po' tornando que' ch'avíe col brando la libertá di Roma racquistata, incontro gli si fêr tutti armeggiando, facendo festa della suo tornata, e racettârlo co' magiore onore, che si facesse mai a niun signore.

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E Gismirante avía tanta allegrezza, perch'egli avea quel ch'er'ito caendo, e solo di partirsi avíe vaghezza, onde allo imperador parlò, dicendo: —Santa corona, non vi sia gravezza che al presente di partir m'intendo.— Della qual cosa assai si maraviglia, perché intendeva di dargli la figlia.

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Ma pur, vedendo la suo volontade, di molte ricche gioie gli fe' dono, dicendo:—Quanti n'ha in queste contrade con esso meco al tuo servigio sono.— E sí gli vuole dar gran quantitade di cavalieri, ma e' chiese perdono, e po' si diparti, che mai non resta, e giunse a quella fata ardita e presta.

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Come la vide, disse:—Il passerotto i' l'agio vivo, ed hollo quie al lato.— Ella rispuose:—Se' tu istato dotto, e' ti fie pro che l'uomo è infermato: se tu lo avessi morto, baron dotto, non potresti a tuo donna essere andato; perché conviene che alla suo vita del castel mostri l'entrata e l'uscita.