15
E in isconfitta a Roma se n'andâro, non aspettando lo padre il figliuolo, e settemilia e piú ne trafelâro a piede ed a caval di quello istuolo, e de' maggior baron pochi campâro. Di che lo 'mperador n'have gran duolo; e que' de la reina molto arnese de li roman portarno in lor paese.
16
Sentendo la sconfitta, il Padre santo andò al palazzo dello 'mperadore, e in camera il trovò far sí gran pianto, che somigliante mai nol fe' signore. E disse:—Dimmi il fatto tutto quanto.— Ed e' rispuose con molto dolore: —Il fatto è gito come voi voleste, quando la falsa reina assolveste.
17
I' vo' che voi sappiate, santo Padre, ch'ella è maestra di diabolica arte, e le ricchezze sue tanto leggiadre tutte le vengon da sí fatta parte; e per tal modo uccise la mia madre con dieci cameriere po' in disparte; e ora senza combatter mi sconfisse con parole e mal cose ch'ella disse.—
18
E 'l papa, che la cosa tutta quanta sapeva, disse:—Non mi ti scusare. Tu m'accusasti quella donna santa, poi la volesti qui vituperare; perch'ella si difese, tu sai quanta crudeltá inverso lei volesti fare. Dio ne fe' uno miracol manifesto, e la reina non ha colpa in questo.—
19
E poi che l'ebbe molto predicato, lo 'mperadore tornò a coscienza, ed a' suoi piè, di lagrime bagnato, s'inginocchiò con molta riverenza, dicendo:—Padre, i'ho molto fallato, ond'io mi pento e cheggio penitenza.— E 'l papa l'assolvette d'ogni rio, e benedisselo e poi si partío.