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Questa del re di Tunizi era figlia, di vertú piena, ma piú di bellezze, tanto ch'al suo Cerbin la s'assomiglia; la qual sentendo sue dive fortezze, Amor, che 'l cor gentil libero piglia, accozza insieme le dua gentilezze; qual fu l'una Cerbino e la su' amanza, che di beltade ogni altra donna avanza.
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Udiva spesso di lui ragionare ella, che generoso core avea; e, come Amore e Vener seppen fare, la freccia avvelenata al cor giugnea alla giovane dama, che chiamare volle merzé per Dio, ma non valea; e però innamorata e assai penosa rimase, e non pensando ad altra cosa,
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se none al suo gentile e bel Cerbino. Ma la fortuna talvolta pietosa favorevole fu al pellegrino amor di quella, qual non ha mai posa; ché, sendo sparsa per ogni camino sua fama, sua bellezza gloriosa, spesso laudare udiva il giovanetto, che giá l'aveva scolpita nel petto.
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L'un giorno piú che l'altro ragionare sente del suo leggiadro e terso volto: aimè Cerbin! tu non puoi riparare, e legato ti se', dove eri sciolto! Che farai dunque, se non sospirare? E 'l libero piacer t'è suto tolto! Non val tua forza contro alle catene di Amor, ma sempre accrescerà le pene.
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Ma, come e' fa che assottiglia lo 'ngegno a l'anime che a lui son sottoposte, faccendol sempre piú alto e piú degno ed esser presto e pronto alle risposte, cosí mandò Cerbino un certo segno per un fidato servo, el qual per coste e piagge e piani e monti andò a Tuníssi, dov'è la figlia del re, come i' dissi.