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Qual non fu mai di vita al mondo privo tanto infelice e tanto sventurato? Pianga per lui chi resta al mondo vivo, pianga chi ha questi carmi ascoltato; da poi ch'i'piango in mentre ch'i'gli scrivo, e sempre piangerò quest'almo, ornato, che si lamenta e plora e geme e langue, che s'apparecchia versare el suo sangue.

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Poi ch'ebbe data la cruda sentenzia el re contro a sua voglia e con tristizia, volle che in su la sala e in sua presenzia far sí dovessi la trista giustizia: Cerbino allor, sanza far resistenzia, a pianger cominciò, ed a dovizia le lacrime gli caggion giú pel petto: cosí, piangendo, mosse questo detto:

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—O voi, amanti, che Amor seguitate, venite ora a veder mia cruda morte: essempro di me misero pigliate, di mia fortuna e di mia aspra sorte; e voi, o giovinetti, vi guardate di non pigliar le vie inique e torte d'Amor, perché, spietato e sanza fede, non ha pietà di 'gnun mai né merzede.

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Amore amaro, oh lasso! i' moro: i' m'ero el piú felice che mai fussi in terra; il piú allegro, il piú degno, il piú altèro, vincente in ogni bellicosa guerra, eccetto questa d'Amor crudo e fèro: ogni alma, che la fa seco, dunque erra, come ho fatto io: ma, se io ho errato, la morte purgherá tanto peccato!—

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Poi pose fine all'ultima parola. El giustiziere un colpo con tempesta menò inverso Cerbino: el brando vola e da lo 'mbusto gli levò la testa: el sangue tutto per la sala cola, perché d'uscir di quel corpo non resta. Cosí morí Cerbino, el gentil core, per seguitar lo iniquo e falso Amore.