Quivi aveva giente de molti paesi di strane parti e da lungie cittade e degli avari e ancor de' cortesi, con una coppa di gram dengnitade, a mercatanti, a signori e a borghesi e Carlo n'ebe a la sua volontade, e poi la diede a messer Rugieri; di mano in mano, a' maggior cavalieri.

Il testo F dovrebbe essere accolto senz'altro, se fosse possibile ridurre a forma toscana le rime: "cortisi", "Alvisi". Per schiarire il testo E, evidentemente bisogna mutare "a" (v. 5) in "ha" =vi sono mercanti, signori e borghesi, e mutare "n'ebbe" (v. 6) in "bebbe" (=bevé di F), iniziando col nuovo verso (6) un nuovo periodo logico.

XVIII, 1 e[d] 4 o[d] è il vin… vi 6 parole ('n)

XIX, 2 che[d]

XXIV, 4 T destro a la terra

XXV, 7 a[d]

XXVII, 2 tu se' vantato? Muto in "ti sei vantato", per coerenza col v. 6 "mi son vantato"

XXIX, 4 che[d]

XLIII, 2 a[d]

LI, 2 EF che fu adimandato; T: "ch'e'fu", ma neppure la correzione dá senso. Suppongo che il "che" dei mss. fosse in origine un "cho", vale a dire "ciò". E allora tutto si rischiara.