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Dentro a quella cittá si è un castello, ch'è di marmore, bello e rilucente, con duo mila finestre di cristallo, li muri di diamante veramente; de' quai non può levar picchio o martello: per arte è fabbricato certamente. Quella cittade ha nome Pela Orso: tu non potresti darli alcun soccorso.—
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Messer Galvan rispose:—I' voglio andare. Se posso atare la dama lucente, certo grande servigio avrò a fare al buon Galvano, ch'è tanto valente. E a voi, madonna, avrò a ritornare per prender di voi gioia allegramente.— E quattro giorni e piú si riposava; poi contra Pela Orso cavalcava.
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Messer Galvano gia non dimoròe, cavalcò a Pela Orso, la cittate; e tardi a quelle porte elli arrivòe, che tutte quante le trovò serrate. E in quella notte di fuora abitòe, infino alla mattina, in su le strate. Poi lo mattina cavalcò alla porta: la guardia immantinente sen fu accorta.
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Le porte fûr serrate tutte quante quando vider venir quel cavaliero. La guardia disse:—Non venire avante, se lo tuo nome non mi di' in primiero.— Messer Galvano disse:—Io son mercante, ch'io voglio guadagnar del mio mestiero.— La guardia disse:—Tu non entrerai: vista di mercadante tu non hai.—
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Messer Galvan molto si corrucciava, intorno alla cittade ha cavalcato; piccoli e grandi, quanti ne trovava, a tutti quanti la morte ha donato. E' con la spada tutti li tagliava, e non lasciava campar uomo nato. Alla cittade facea guerra forte; dí e notte stavan serrate le porte.