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Quella rispose:—Io non ti gabberaggio; di te ne porto doglia dolorosa, e sempre sarò grama nel visaggio, s'io non ti vedo, dolce amor, gioiosa, come solea veder lo tuo visaggio. Ma t'imprometto, donna dilettosa, ch'i' ho veduto di fuor del castello quel cavaliero poderoso e bello.—

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E la Pulzella Gaia prese a dire: —Compagna mia, s'elli t'è in piacimento, e se tu vo' mi del tutto servire, da scriver mi dái tutto 'l fornimento— Ella disse:—Di ciò ti vo' fornire:— ed halli addotto tutto 'l guarnimento. E dièlli un lume, poi ch'ella vedesse a scriver quanto che a lei piacesse.

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E la Pulzella una lettra ebbe fatta; e, quella scritta e poi ben suggellata, disse:—Compagna mia cara ed adatta, compi di farmi ad or questa imbasciata; e, se di qua dentro io ne sarò tratta, tu ne sarai da me la ben mertata. Dentro dall'oste al mio signor fa' dare questa lettra, se tu mi vuoi scampare.—

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Quella rispose a lei:—Signora mia, comanda pure, ch'io ti serviraggio infin che durerá la vita mia; e, se tu scampi, allegra ne saraggio.— Immantinente sul muro venía; la lettra buttò fuora col messaggio. Un cavalier la prese con sua mano, e poi l'appresentò a messer Galvano.

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Galvan la lettra ebbe dissuggellata, la qual dicea:—Salute con amore. Se scampar vo' mi, parti alla celata, e stai quindici giorni ascoso fuore. E poi tu troverai di tua masnata cento a cavallo, e non aver timore. Vestili a verde a modo di donzelle, e tu a vermiglio fa' che sii con elle.