A Gherardin ne paria molto male che lo serpente gli facia tal guerra: ficcò la spada nel mezzo dell'ale, davagli un colpo, se 'l cantar non erra, che fu per lui sí pessimo e mortale, che di presente cadde morto in terra; e, nel cader che fe', misse gran guai, e disparí che non si vidde mai.
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Morto il serpente, e Gherardin provide a Marco Bel, che combattea coll'orso, gridando a voce:—L'orso mi conquide, se da te, Gherardin, non hoe soccorso.— E Gherardin, che suo fatto ben vide, sprona il ronzino e inver' di lui fu corso; e, come l'orso lo vidde venire, Marco lascioe, e lui trasse a ferire.
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Uno animal cosí feroce e visto, che non si vidde mai tra l'altre fiere, che colla branca quel ronzin fe' tristo, che morto cadde sotto al cavaliere. Gherardin chiama forte:—Iesú Cristo, ora m'aiuta, che mi fae mestiere!— E da Marco non potea avere aiuto, però che avea ogni valor perduto.
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E Gherardin si levò prestamente: colla sua spada giá non fece resta, e ferí l'orso nequitosamente: davali un colpo di sopra la testa, che lo fendeva infino al bianco dente; e Marco Bel di ciò facea gran festa! E, nel cader, disse l'orso:—Donzello, tu hai morto il signor d'esto castello!—
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E Gherardin, ch'avea la bestia morta, maravigliossi che l'udí parlare: nella sua mente tutto si conforta. A quel palagio presono ad andare; e, quando fûrno giunti a quella porta, e Marco Bello incominciò a picchiare, la porta fue aperta immantanente: ma chi l'aperse non videro neente.
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