Egli sposò la donna in cotal sorte, ella sua sposa ed ei per suo marito. Il suo castello gli era tanto forte, di ciò che bisognava era fornito, fino nell'aria aveva ben due porte fatte per arte, e molto ben guernito. Persona alcuna entrar non vi potea, se madonna Aquilina non volea.
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Liombruno sapea l'incantamento, a suo diletto n'usciva ed entrava e spesso vi facea torniamento di belle giostre al tutto s'approvava. E quella donna, piena di contento, di giorno in giorno sempre piú l'amava, perch'era bello e pien di leggiadria, sí che la donna gran ben gli volia.
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Standosi un giorno tutto nequitoso, la bella donna sí gli ebbe parlato, e sí gli disse:—Viso mio amoroso, perché mi sta' tu tanto corrucciato?— A lei rispose Liombruno sposo: —Madonna, un gran pensier si m'è levato: i miei fratelli vedere io vorria ed il mio padre e madre in compagnia.—
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Disse la donna:—Se tu vuoi andare, io vo' che m'imprometta, senza inganno, al termin ti darò, di ritornare. Voglio che torni avanti che sia l'anno.— E Liombruno sí prese a parlare: —Madonna, e' sará fatto senza affanno.— Ed ella allora gli donò un anello, che da disagio scampasse il donzello.
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—Ciò ch'arai—disse—a l'anel domandare tu l'averai tutto al tuo piacere; danari e robba, senza dimorare, ti sará dato a tutto tuo volere: ma guarda di non mi manifestare, ché mai piú grazia non potresti avere; e fa' che fino a un anno tu ritorni e, se piú stai, non varchi quattro giorni.—
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