Partissi prima quel ch'avea la borsa, e prese il suo cammin verso la Spagna, e molto bene all'oste il becco intorsa, e facea scotti, che non ne sparagna; ed avea giá di molta via trascorsa, e molto spende perc'ha chi guadagna, ed are' fatto di denar duo sacchi, giocar sapendo a' tavolier e a scacchi.
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Giocava a tavole e era buon maestro, tal che venne agli orecchi alla regina; e fu mandato per lui molto presto che venga in corte; e lui tosto cammina avanti alla regina molto destro; con riverenza la saluta e inchina e diceva:—Madama, in cortesia, che mi comanda Vostra Signoria?
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—Detto m'è stato di tua gentilezza, e come a scacchi giuochi cosí bene, ed a tavole—disse—con destrezza ne sanno giocar pochi come tene. I' ho di giocar teco gran vaghezza poi che cosí gentil maestro sene.— Ed ei rispose che gli era contento di far ciò che gli fosse in piacimento.
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E cominciorno il giuoco al tavolieri, e piaceva alla donna il suo giocare, ed anche lui la vedea volentieri, tal che se n'ebbe mezzo a innamorare. Lassôr le tole e preson lo schacchieri, e lei, ch'era maestra di giocare all'uno e all'altro giuoco gli ha tirati, se non son piú, cinquecento ducati.
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Finito il giuoco, quel giorno presente, diss'ella:—Poi ch'abbiam tanto giocato, i' vo' che mi prometta veramente che con meco stasera abbi cenato.— E lui, che giá sentía le fiamme ardente, ebbe l'invito suo tosto accettato; e disse:—Poi che vi faccia piacere, io son contento far vostro volere.—
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