Quando fûr pressi a Roma, a cinque miglia, tender vi fe' trabacche e padiglioni: e il padre santo se ne maraviglia, che non sapea di lor condizioni: montò a cavallo con la sua famiglia, con compagnia di molti altri baroni, ed altra gente molta e' suoi fratelli contra a costoro andâro per vedelli.
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E il padre santo ben lo cognoscea, siccome egli era di grande legnaggio. e, co' fratelli insieme, gli dicea: —Donde avestú cotanto baronaggio?— Ed egli a tutti quanti rispondea: —Come Iddio volle, io ho tal signoraggio.— E tanto non poteron domandare, che volesse altro lor manifestare.
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Ne la cittá con grande onore entrava Bel Gherardin e sua gente pregiata, ed ogni gente si maravigliava della gran baronia ch'avíe menata: e tutta gente di lor ragionava, facîendo festa della sua tornata. E co' fratelli in casa si ridusse con quella gente ch'a Roma condusse
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Sí bella corte tenne quel barone, che dir non si potrebbe né contare. Se v'arrivava giullare o buffone, era vestito sanza addomandare; e non sapea neun suo condizione, come potesse sí corteseggiare. E ben tre mesi fe' corte bandita, che per vertú del guanto era fornita.
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E una sera, quand'ebbono cenato, e la madre il chiamò segretamente, e disse:—Figliuol mio, dove se' stato, po' che del tuo partir fui sí dolente?— E poi appresso l'ebbe dimandato come potea tener cotanta gente; e finalmente tanto il dimandoe, che ciò ch'egli avíe fatto le contoe.
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