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La duchessa rispuose con superbia, e disse:—Fate ciò che vi diletta; l'offesa è mia, e pure a voi si serba di chi m'oltraggia di farne vendetta. Lo 'ndugiar sí mi induce pena acerba; ma giurovi alla croce benedetta di giammai non parlarvi di buon cuore, se primamente el traditor non muore.—
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Partissi el duca da quel parlamento, secondo che raccontan le leggende, col cor gravato con tanto tormento, che 'n veritá di Dio molto l'offende; e nella mente e nel proponimento el credere e 'l discredere contende, cioè che la duchessa gli mentisse o che messer Guglielmo lo tradisse.
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Tórcessi el duca con sí caldo sangue, per ira avea rosso la faccia e gli occhi. Per temenza la sua famiglia langue. e que' che non languivano eran sciocchi; e di lui non sarebbe uscito sangue chi l'avessi tagliato tutto a rocchi; e sospirava come ferito orso dello dubievol caso ch'era occorso.
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Allora disse el duca a un car sergente: —Va' per messer Guglielmo e di' ch'io il voglio.— E, come e' giunse a lui immantanente, disse:—Messer, di voi forte mi doglio;— e sí gli raccontò el convenente della duchessa e ancora el cordoglio, e siccome l'avea d'amor richiesta, e la persona oltregiata e molesta.
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Messer Guglielmo disse al duca:—Sire, vostra duchessa parla gran follia, ched io mi lasceria prima morire ch'io vi facessi tanta villania; e non v'è cavalier con tanto ardire, che volessi dir mai che cosí sia, ch'io nol facci in sul campo mentitore e discredente come traditore.