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E, stando in tal maniera el cavaliere che giá pareva di dolor musorno per questo afflitto e doglioso pensiero, e giá era passato il nono giorno; e subito gli venne un messaggiero che immantinente, sanza ignun soggiorno, che di presente comparissi al duca nella gran sala ove el signor manduca.
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El cavalier di subito fu mosso, con sei valletti gí su pella scala con un mantel di drappo bruno addosso, e lagrime degli occhi in viso cala, la pelle gli parea cucita addosso; e giunse al duca, ch'era suso in sala. Di questo el duca co' la sua famiglia, vedendolo, ciascun si maraviglia.
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Ed in segreto dall'altrui presenza cosí gli disse:—Ora ti riconforta ched e' non ti bisogna aver temenza, se ben tu avessi la duchessa morta. Ma dimmi il vero, io ten terrò credenza per quella fede che l'anima porta: qual dama avete, che sí vi talenta, ch'io possa dir che la duchessa menta?—
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Vedendo il cavalier che a tal partito el duca voleva esser fuor di dubbio, diventò dismagato e sbigottito, e 'l fresco viso suo divenne bubbio e poi si stava qual morto transíto, vòlto in trestizia, come panno in subbio. Quando ebbe e' denti della lingua sciolti: —Sire—disse,—vien' meco, e mostrerolti.—
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Giá era sera e l'aria fatta bruna, quando si mosse el duca e 'l cavaliero: vero è che lucea el lume della luna. Ed amendue andarono al verzero, ove celato spesso si raguna la bella dama col baron sincero; ma di fuor del giardin rimase el duca dopo un gran cesto d'una marmeruca.