CLEMENZIA. Tutto questo sapevo.
LELIA. Ivi stando, né d'altro che d'amor ragionare sentendo a quelle reverende madri del monistero, m'assicurai ancor io di scoprire il mio amore a suor Amabile de' Cortesi. Ella, che ebbe pietá di me, non finò mai ch'ella fece venire piú volte Flamminio a parlar seco e con altre acciò che io, in questo tempo, che nascosta dopo quelle tende mi stava, pascesse gli occhi di vederlo e l'orecchie d'udirlo; che era il maggior desiderio ch'io avesse. Venendovi un dí, fra gli altri, sentii che molto si rammaricò d'un suo allievo che morto gli era e molto diceva delle lode e ben servire suo; soggiungendo che, se un simile ne trovasse, si terrebbe piú contento del mondo e che gli porrebbe in mano quanto teneva.
CLEMENZIA. Meschina a me! Io dubito che questo ragazzo non mi facci vivere scontenta.
LELIA. Subbito mi corse nell'animo di voler provare se a me potesse venir fatto d'esser questo aventuroso ragazzo (e, partito ch'ei si fu, conferii questo pensiero con suor Amabile) e, poi che Flamminio non stava per stanza a Modena, veder se seco per servidore acconciar mi potesse.
CLEMENZIA. Nol diss'io che questo ragazzo… Disfatta a me!
LELIA. Ella me ne confortò; e amaestrommi del modo ch'io avevo a tenere; e accommodommi di certi panni che nuovamente s'aveva fatti per potere ella ancora, alcuna volta, come l'altre fanno, uscir fuor di casa travestita a fare i fatti suoi. E cosí, una mattina per tempo, me ne uscii in questo abito fuor del monistero che, per esser fuor della terra come gli è, mi die' molto animo e fu molto a proposito. E anda'mene al palazzo ove Flamminio abitava, che sai che non è molto discosto dal monistero; ed ivi mi fermai tanto che gli uscí fuora. E, in questo, non posso se non lodarmi della fortuna perché subito Flamminio mi voltò gli occhi adosso e molto cortesemente mi domandò se alcuna cosa domandavo e d'onde io era.
CLEMENZIA. È possibil che tu non cadesse morta della vergogna?
LELIA. Anzi, aiutandomi Amore, francamente gli risposi ch'io ero romano che, per essere rimasto povero, andavo cercando mia ventura. Mirommi piú volte dal capo ai piedi tal che quasi ebbi paura che non mi cognoscesse; poi mi disse che, se mi fusse piaciuto di star seco, mi terrebbe volentieri e mi trattaria bene e da gentile uomo. Io, pur vergognandomi un poco, gli risposi di sí.
CLEMENZIA. Io non vorrei esser nata, sentendoti. E che util ne vedesti, per te, di far questa pazzia?
LELIA. Che utile? Part'egli che poco contento sia d'una innamorata veder di continuo il suo signore, parlargli, toccarlo, intendere i suoi segreti, veder le pratiche che gli ha, ragionar seco ed esser sicura, almeno, che, se tu nol godi, altri nol gode?