GIGLIO. Por que m'enseraste de fuore y despues aziades musigas y dizieste non so que «Fantasmas, fantasmas» y non so que orazion y non so que traplas?
PASQUELLA. Di' piano. Tu mi vuoi rovinare. Ti dirò ogni cosa.
GIGLIO. Que cosa? Que nol dezite?
PASQUELLA. Tírate piú in qua in questo canto, ché la padrona non vegga.
GIGLIO. Burlatime otra volta o no?
PASQUELLA. Ben sai ch'io ti burlo. Son forse avvezza a burlare, eh? Vero, eh?
GIGLIO. Hor dezite presto: que es esto?
PASQUELLA. Sai? Quando noi parlavamo insieme, Isabella, la mia padrona, era venuta giú pian piano e stava nascosta accanto a me e sentiva ogni cosa. Quando io volsi cacciare i polli, ella se n'andò in camera e da un buco stava a vedere quel che noi facevamo. Io, che me ne accorsi, feci vista di non l'aver veduta e d'averti voluto ingannare; tanto ch'io gli mostrai que' paternostri. Ella me gli tolse e, credendo che io t'avessi giontato, se ne rise e se gli messe al braccio. Ma io glie li torrò stasera e renderottegli, se tu non me gli vuoi aver dati.
GIGLIO. Y es verdade todo esto? Cata che non m'enganni.
PASQUELLA. Giglio mio, se non è vero, ch'io non ti possa piú mai vedere. Credi ch'io non abbi cara la tua amicizia? Ma voi spagnuoli non credete in Cristo, non che in altro.