ISABELLA. Io credevo del certo che voi fusse un servitor di un cavalier di questa terra che tanto vi s'assomiglia che non può esser che non sia vostro fratello.

FABRIZIO. Altri sono stati oggi che m'hanno còlto in iscambio: tanto ch'io dubitavo quasi che l'oste non m'avesse scambiato.

ISABELLA. Ecco Clemenzia, la vostra balia, che vi debbe venire a far motto.

CLEMENZIA. Non può esser che non sia questo, ché par tutto Lelia. O Fabrizio, figliuol mio, che tu sia il ben tornato: che è di te?

FABRIZIO. Bene, balia mia cara. Che è di Lelia?

CLEMENZIA. Bene, bene. Ma entriamo in casa, ché ho da parlare a longo con tutti voi.

SCENA VII

VIRGINIO e CLEMENZIA.

VIRGINIO. Io ho tanta allegrezza d'aver trovato mio figliuolo ch'io son contento d'ogni cosa.

CLEMENZIA. Tutta è stata volontá di Dio. È stato pur meglio cosí che averla maritata a quel canna-vana di Gherardo. Ma lasciatemi intrar drento, ch'io vegga come la cosa sta: ch'io lasciai gli sposi molto stretti; e son soli. Venite, venite. Ogni cosa va bene.