PASQUELLA. Non pare, a me. Anzi, l'ha trovato due volte in casa; ed hagli fatto mille carezze, presolo per la mano, toccato sotto 'l mento, come se fusse suo figliuolo. E dice che gli par che s'assomigli a una figliuola di Virginio Bellenzini.

GIGLIO. Ah reniego del putto, vieio puerco, vellacco! Ya, ya. Sé io lo que quiere.

PASQUELLA. Uh! Tu m'hai tenuta troppo; me ne voglio ire.

GIGLIO. Mira que verrò, á esta nocce. Non te scordar della promessa.

PASQUELLA. Né tu di portar la corona.

SCENA IV

FLAMMINIO, CRIVELLO suo servo e SCATIZZA servo di Virginio.

FLAMMINIO. Tu non sei ito a veder se tu vedi Fabio; ed egli non viene. Non so che mi dire di questa sua tardanza.

CRIVELLO. Io andavo; e voi mi richiamaste indietro. Che colpa è la mia?

FLAMMINIO. Va' adesso: e, caso che ancor fusse in casa d'Isabella, aspettalo fin che gli esca e fallo poi venir subito.