GHERARDO. Sollecita.

VIRGINIO. Della dote, quel ch'è detto è detto.

GHERARDO. Credi ch'io mi mutassi? Addio.

VIRGINIO. Va' in buona ora. Certo, che ecco la sua balia: che mi torrá fatica di mandarla a chiamare perché accompagni in qua Lelia.

SCENA II

CLEMENZIA balia e VIRGINIO vecchio.

CLEMENZIA. Io non so quel che si vorrá indovinare che tutte le mie galline hanno fatto, questa mattina, sí fatto il cicalare che pareva che mi volesser metter la casa a romore o arricchirmi d'uova. Qualche nuova cosa m'interverrá oggi; ché non mi fanno mai questa cantèppola che, quel dí, non senta o non m'avvenga qualche cosa mal pensata.

VIRGINIO. Costei debbe testé parlar con gli angeli o col beato padre guardiano di Santo Francesco.

CLEMENZIA. Ed un'altra cosa m'è avvenuta, che anco di questo non so che me ne indovinare: ben ch'el mio confessore mi dica ch'io fo male a por mente a queste cose e dar fede alli augúri.

VIRGINIO. Che fai, che tu parli cosí drento a te? Egli ha pur passata la befania.