LELIA. Oimè!
FLAMMINIO. Che hai? Par che tu venga meno. Che ti senti?
LELIA. Oimè!
FLAMMINIO. Che ti duole?
LELIA. Oimè! Il cuore.
FLAMMINIO. Da quanto in qua? Appoggiati un poco. Duolti forse il corpo?
LELIA. Signor no.
FLAMMINIO. E forse lo stomaco ch'è indebilito?
LELIA. Dico ch'è il cuore che mi duole.
FLAMMINIO. Ed a me, forse, molto piú. Tu hai perduto il colore. Vattene a casa: e fatti scaldare qualche panno al petto e far qualche frega dietro alle spalle; ché non sará altro. Io sarò or ora lá e, bisognando, farò venire il medico che ti tocchi il polso e vegga che male è il tuo. Dá' qua, un poco, il braccio. Tu sei gelato. Orsú! Vattene pian piano. A che strani casi è sottoposto l'uomo! Non vorrei che costui mi mancasse per quanto vale tutto 'l mio: ch'io non so se fusse mai al mondo servidor piú accorto, meglio accostumato di questo giovanetto; e, oltre a questo, mostra d'amarmi tanto che, se fusse donna, pensarei che la stesse mal di me. Fabio, va' a casa, dico; e scaldati un poco i piei. Io sarò or ora lá. Di' che apparecchino.