PEDANTE. Sí, sono.

VIRGINIO. Oh figliuol mio! Trist'a me! Che nuove mi portate di lui? ove il lasciaste? ove morí? perché sète stato tanto ad avvisarmi? ammazzoronlo quei traditori, quei iudei, quei cani? Figliuol mio! Era quanto bene io avevo al mondo! O caro maestro mio, presto! Ditemelo: ve ne prego.

PEDANTE. Non piangete, messer, di grazia.

VIRGINIO. Oh Gherardo, genero mio! Ecco chi m'allevò quel povero figliuolo mentre che visse. Oh maestro! O figliuol mio, dove se' tu sotterato? Sapetene nulla? ché non mel dite? ch'io muoio di voglia di saperlo e di paura di non intender quello ch'io intenderò.

PEDANTE. O padron mio, non piangete. Perché piangete?

VIRGINIO. Non piangerò io un cosí dolce figliuolo? cosí savio? cosí dotto? cosí bene allevato? che quei traditori me l'ammazzorono.

PEDANTE. Iddio ve ne guardi, voi e lui. Vostro figliuolo è vivo e sano.

GHERARDO. Mal per me, se questo è. Perdut'ho io mille fiorini.

VIRGINIO. Vivo e sano? Che? Se cosí fusse, saria ora con voi.

GHERARDO. Virginio, conosci ben costui, che non sia qualche barro?