GHERARDO. De la dote quel che è detto è detto. La dotarò come tu vorrai; e tu aggiugni mille fiorini, quando tuo figliuol non si truovi.

VIRGINIO. Cosí sia.

PEDANTE. S'io non m'inganno, io ho veduto questo gentiluomo altre volte; né mi ricordo dove.

VIRGINIO. Che mirate, uomo da bene?

PEDANTE. Certo, questo è il padrone.

GHERARDO. Lascia mirar quel che gli piace. Debb'esser poco pratico in questa terra: ché, negli altri luochi, non si pon mente a chi mira come qui; ma si lascia mirar ognuno.

PEDANTE. S'io miro, io non miro sine causa. Ditemi: conoscete voi in questa terra messer Virginio Bellenzini?

VIRGINIO. Sí, conosco; e non potrebb'esser piú mio amico di quel che gli è. Ma che volete voi da lui? Se pensate d'alloggiar seco, vi dico che gli ha altre facende e che non vi pò attendere: sí che cercate pur altro oste.

PEDANTE. Voi sète per certo esso. Salvete, patronorum optime.

VIRGINIO. Sareste mai messer Pietro de' Pagliaricci maestro di mio figliuolo?