— o piuttosto alle vendette imperiali che nel 1312 Dante con gli altri Bianchi sperò e invocò da Arrigo VII sui Guelfi Neri.[73] È, a ogni modo, notevole in relazione col nostro tema, che anche per Dante, come per gli altri grandi interpetri dell'ideale umano, un disastro di guerra, un civile rovescio, si concretino, nella loro più dolorosa forma, in lutto e pianto di donne. Così presso Omero, le matrone troiane guidate da Ecuba veneranda sollevano con alti pianti le mani a Minerva; e nella morte di Ettore, ai lamenti della moglie e della madre e di Elena fatale, rispondono i gemiti di tutto il popolo; e nella caduta della città, sente, fra il crosciar delle armi e degl'incendî, il disperato gridar delle donne la pietosa anima di Virgilio;[74] a tenore delle cui imagini, nell'assalto di Rodomonte a Parigi,[75]

sonar per gli alti e spazïosi tetti

s'odono gridi e feminil lamenti:

le afflitte donne, percotendo i petti,

corron per casa pallide e dolenti,

e abbraccian gli usci e i genïali letti

che tosto hanno a lasciare a estranie genti....

Nell'Omero fiorentino del medio evo la figurazione è meno plastica, ma forse più potente; e la satira mesce nell'epica intonazione la sua stridula nota:

Ma se le svergognate fosser certe

di quel che il ciel veloce loro ammanna,