[53]. Statuti fiorentini, III, CLXXIX: «Di non contraere parentado co' conti Guidi e altri (conti Alberti, Ubertini, Pazzi di Valdarno, Ubaldini), e di pagare la gabella pe' contraenti matrimonio con alcuno Signore confinante col territorio fiorentino.... E coloro e' quali di tale matrimonio nascesseno, come bastardi a successione d'alcuno venire non possano, ma da la successione s'intendano per essa ragione schiusi, in quel modo ch'e' bastardi sono eschiusi.» Disposizioni che dai più antichi Statuti si veggono perdurare fino in quelli del 1415: ed erano spada sempre tagliente, sospesa sul capo delle famiglie ribelli; come ne danno pietoso esempio due gentildonne del primo Quattrocento: una Bardi negli Alberti, e una Alberti nei Corsini (vedi C. Carnesecchi, Madonna Caterina degli Alberti Corsini, Notizie inedite; nell'Archivio Storico Italiano, 1892, X, 116-122).
[54]. Dino Compagni, II, XXI; G. Villani, VIII, XXXV.
[55]. Dino Compagni, III, VII.
[56]. Dino Compagni, I, XXII: «In tal sera, che è il rinnovamento della primavera, le donne usano molto per le vicinanze i balli.» G. Villani, VII, CXXXII; VIII, XXXIX: «Ogni anno per calen di maggio, si faceano le brigate e compagnie di gentili giovani....; e simile di donne e pulcelle, ec.» G. Boccaccio, Vita di Dante, III: «Nel tempo nel quale la dolcezza del cielo riveste de' suoi ornamenti la terra, e tutta per la varietà de' fiori mescolati tra le verdi frondi la fa ridente, era usanza nella nostra città e degli uomini e delle donne, nelle loro contrade ciascuno, e in distinte compagnie, festeggiare.»
[57]. «Nell'anno 1283, del mese di giugno per la festa di San Giovanni, essendo la città di Firenze in felice e buono stato di riposo, e tranquillo e pacifico stato, e utile per li mercatanti e artefici, e massimamente per gli Guelfi che signoreggiavano la terra, si fece nella contrada di Santa Felicita oltrarno, onde furono capo e cominciatori quegli della casa de' Rossi con loro vicinanze, una compagnia e brigata di mille uomini o più, tutti vestiti di robe bianche, con uno Signore detto dell'Amore. Per la qual brigata non s'intendea se non in giuochi e in sollazzi, e in balli di donne e di cavalieri e d'altri, popolani, andando per la terra con trombe e diversi stormenti in gioia e allegrezza, e stando in conviti insieme in desinari e in cene. La quale corte durò presso a due mesi, e fu la più nobile e nominata che mai fosse nella città di Firenze o in Toscana; alla quale vennero, di diverse parti e paesi, molti gentili uomini di corte e giocolari, e tutti furono ricevuti e provveduti onorevolmente.» G. Villani, VII, LXXXIX.
[58]. Purg. XXIV, 50, 57.
[59]. Rime, ediz. Fraticelli, pag. 74.
[60]. Purg, XX, 70-75.
[61]. Dino Compagni, II, XIX segg.
[62]. Neri Strinati, Cronichetta; Firenze, 1753, pag. 115-116.