[183]. Purg. X-XXVI.
[184]. Purg. XXVII.
[185]. Purg. IX.
[186]. Purg. XXIX-XXXIII. Di quel «donnescamente» dantesco, che s'interpetra comunemente per «con grazia e gentilezza femminili», o simile, mi sembra singolare e vera la dichiarazione che nel suo latino esplicativo ne fa un frate del Quattrocento (Giovanni da Serravalle, Translatio et Comentum totius libri Dantis Aldigherii; Prato, 1891; pag. 813): «dominabiliter, scilicet more suavis et nobilis dominae»: insomma «signorilmente»; con attinenza al bello e possente significato della parola «donna» per «signora», abbracciato sì dai poeti e sì dal popolo nelle locuzioni «la mia donna» e «madonna». E a cotesto «donnescamente», rintegrato (com'io credo) nel senso che volle imprimergli il Poeta, porge illustrazione e conferma il verbo «donneggiare», cristallizzatosi in un antico proverbio che ammoniva le «signore» di poco savia condotta, le quali si lasciano, diremmo oggi, pigliar la mano dalla servitù: «Quando madonna folleggia, la fante donneggia», cioè fa lei da signora, diventa lei la padrona. Proverbio, la cui efficace dicitura o guastano o snervano i lessicografi che a «donneggia» o sostituiscono, o aggiungono come variante, «danneggia». La quale, o sostituzione o variante, che sia da rigettare senz'altro, se anche non lo dicessero l'orecchio e il buon gusto, lo imporrebbe il raffronto di quella trecentistica scrittura fiorentina degli Avvertimenti di maritaggio testè riferiti in una delle precedenti note; nel decimo dei quali (pag. 102) abbiam letto: «Troppa «dimestichezza» della padrona verso la «famiglia», cioè verso la servitù, «importa vizio, e troppa familiarità ingenera sdegno; onde troppo è meglio essere un poco verso di loro altiera e signorile: imperò che non è già buon segno vedere la serva in superbia inverso la madonna; onde volgarmente dice la gente: — La serva signoreggia, se la madonna folleggia».
[187]. Parad. II, 19-30; V, 86-93; ecc.
[188]. Parad. XXXI e XXXII.
[189]. § XLIII.
BEATRICE
NELLA VITA E NELLA POESIA DEL SECOLO XIII
Questo Studio fu pubblicato la prima volta nella Nuova Antologia nel giugno del 1890, sesto centenario della morte di Beatrice.
Fu ristampato, con appendice di documenti ed altre illustrazioni, in Milano, Hoepli, 1891. I Documenti dell'edizione Hoepli sono: I, Testamento di Folco Portinari. II, Atto di fondazione dell'Ospedale di Santa Maria Nuova per Folco Portinari. III, Magistrature di Folco Portinari, e altre indicazioni su lui. IV, Documenti militari fiorentini, ai §§ IX-X della Vita Nuova. V, Dai libri mercantili dei Bardi. VI, La Canzone di messer Cino a Dante per la morte di Beatrice.