L'undecimo comandamento si è, che tu non sia troppo randagia, nè che tu non vada troppo fuori di casa tua; imperò che la donna che sta costantemente a casa, e va poco a torno, è allegrezza del marito suo, siccome dice Salomone, che 'l seppe bene: chè all'uomo bisogna provvedere a' fatti di fuori di casa, per fare quelli di dentro alla casa: e così conviene che la donna provvegghi a' fatti della famiglia e della masserizia: i quali giammai non faresti bene, figliuola mia, se tu randagia fussi. Ancora voglio e cornandoti, che tu ti guardi di favellare troppo; però che il poco parlare principalmente sta bene nelle donne, e significa onestà; chè se la donna fusse bene sciocca, e ella parli poco, è tenuta savia. Ancora ti comando, che sia modesta, cioè che non vogli sapere troppo, nè dar fede a indovine, nè a loro fatture o incantazioni: perciò che molto è sconvenevole alle donne voler sapere come gli uomini nell'operare degli uomini.
Il duodecimo comandamento, e maggiore che io ti possa fare e onde io più ti gastigo, si è, che tu non facci cosa, per opere o per parole o per sembianti, onde il tuo marito possa entrare o incorrere in alcuna gelosia; però che quello è quella cosa che più tosto ti potrebbe il suo amore tòrre che altra cosa, e sempre ne verresti a sospetto, e lui faresti stare in ardente fiamma, e tu verresti non solamente nel suo odio ma ancora in quello de' parenti e degli amici; e tale infamia t'assalirebbe, per modo che mai non ti cadrebbe: però che questo fallo porta tal macchia, che mai non si può lavare. E questo ti sia sopra tutti i comandamenti; certificandoti, che la moglie in nessun modo può far cosa al marito che tanto gli sia cara, com'ella sia onesta di suo corpo: e così per l'opposto. Che però ogni onore, ogni riverenza, secondo che s'avviene sia sollecita di rendergli: e quando egli torna a casa, sempre gli fa' buona ricoglienza: e lietamente fa' onore a' parenti suoi, maggiormente che a' tuoi, però che così farà egli a' tuoi. Che se per avventura, nell'avvenimento d'alcuna altra onorevole persona, tu facessi alcuna opera vile della masserizia di casa, incontanente riponi la rócca e il fuso, nascondi l'opera servile, qualunque si sia; acciò che non pai allevata in villa. Nelle opere amorevoli non ti partire dall'onestà, secondo gli atti che io ti ho detti i quali tra me e te abbiamo ragionati, acciò che troppa amorosa voglia innanzi al tempo non ti togliesse il suo affetto: e per sì fatto modo il guarda, che amore, e non sdegno, sia cagione della sua guardia: e lascialo sempre un pochettino quasi usare un'amorosa forza; imperò che quella amorosa forza ritorna in tua onestà.
Facendo adunque le dette cose sarai corona d'oro del tuo marito.
Allora la gentile madre e savia donna benedisse e segnò.... (vedi a pag. [89]).
[177]. Cronica, I, iv.
[178]. Vedi, con brevi ma acconcissime parole, svolto questo pensiero da R. Fornaciari, nel suo Quadro storico della letteratura italiana nei primi quattro secoli; Firenze, 1885; pag. 88-90.
[179]. Felice Tribolati nel IVº de' suoi eleganti Diporti letterarii sul Decamerone; Pisa, 1873; pag. 160-62. Vedi ivi anche il giudizio del Petrarca sulla Griselda, la quale egli tradusse in latino: e cfr. le Senili del Petrarca, date dal Fracassetti, II, 541 segg.
[180]. Inf. II.
[181]. Inf. I e II.
[182]. Inf. II e IV.