[238]. § XXXV.

[239]. § XL.

[240]. § XLII.

[241]. Vedi il cap. VI della Introduzione di Francesco Macrì-Leone alla sua edizione della Vita di Dante scritta da G. Boccaccio; Firenze, Sansoni, 1888.

[242]. Lezione VIII.

[243]. «... ad legendum librum qui vulgariter appellatur el Dante, in civitate Florentiae, omnibus audire volentibus.» Così nella petizione e provvisione del 1373 per la lettura pubblica della Divina Commedia: fra i Documenti (pag. 163-169) al cit. Discorso Dell'esilio di Dante.

[244]. Indicherò, poco appresso (cfr. pag. 134), la fonte, cortesemente dischiusami, di queste notizie attinenti ai Bardi. — Ciò che i biografi del Boccaccio già sapevano da documenti, era che il padre di lui, Boccaccio di Chellino, stava pei Bardi a Parigi nel 1332. Vedi V. Crescini, Contributo agli studi sul Boccaccio; Torino, Loescher, 1887; pag. 10.

[245]. Parad. VII, 14. E «monna Vanna e monna Bice» in due luoghi (uno ora dubbio: vedi a pag. 95 di questo volume, nota 10) del Canzoniere dantesco: Sonetti, «Io mi sentii...» e «Guido, vorrei...» Alla contrazione di «Beatrice» in «Bice» dovette pur conferire, che la forma del nome intero, come attestano instrumenti notarili, era anche «Biatrice» e «Bietrice».

[246]. Luigi Rocca, Del Commento di Pietro di Dante alla D. C. contenuto nel codice Ashburnham 841: nel Giornale storico della letteratura italiana; vol. VII, an. IV (1886), pag. 366-385. Vedi poi quanto sul Commento di Pietro lo stesso prof. Rocca ha scritto nel suo libro (pag. 343 e segg.), Di alcuni Commenti della D. C. composti nei primi vent'anni dopo la morte di Dante; Firenze, Sansoni, 1891.

[247]. Notizie istoriche delle Chiese fiorentine; VIII, 229-233.