[265]. Vedi qui a pag. 76 e 96.

[266]. Vedi, di tutta la Vita Nuova, il sommario fattone con diligenza e finezza squisita dal Casini appiè della citata sua edizione.

[267]. §§ VIII, VII, IX, XXIII, XXXII, e gli altri che sono qui indicati a pag. 128-129.

[268]. §§ I, II, XXVIII, XXII.

[269]. J. Michelet, La mer, IV, VII: «Quand la divine Béatrix inspira Dante, son père fonda l'hospice de Santa Maria Nuova».

[270]. Una gentile cultrice del bello, la signora Carlotta Ferrari da Lodi, che presedè alle onoranze centenarie a Beatrice (vedi A Beatrice Portinari il IX giugno MDCCCXC, sesto centenario della sua morte, le donne italiane; Firenze, Succ. Le Monnier, 1890: e Commemorazione di B. P., Discorso letto a Firenze in Palazzo Vecchio il 16 giugno 1890, fasc. 9-12, an. IX, vol. XI, della Rivista La Cultura), espose le ragioni del suo dissenso da questa mia opinione in uno scritto intorno a Dante, Beatrice, Gemma Donati e la donna gentile.... e le cagioni determinatrici dei maritaggi di quel tempo; Firenze, Rassegna Nazionale, 1897. Serbai copia di ciò che io, ringraziandola, rispondevo: «... Quanto Ella adduce intorno a quella distinzione, così difficile a delinearsi, tra la Beatrice persona e la Beatrice idea, tra l'amore di uomo a donna e quello che io chiamai amore per rima, è pensato con gravità di riflessione e squisitezza di sentimento. Io credo tuttavia che amor di poeta (dissi per rima, ripigliando il linguaggio d'allora), anche scevro dalle contingenze della vita reale, potesse, per ascensione da idealità ad idealità, pervenire sino alle altezze della visione, e, quando il poeta era Dante, questa visione essere la Divina Commedia. Ciò che delle contingenze reali mi danno le storie di cotesta età, non so alterarmelo in grazia di nessuna grandezza individuale: perchè gli uomini d'allora vivevano con tale intensità, di amori di emulazioni di odî, la vita l'uno dell'altro, che, in quanto uomini, non avrebbero saputo nè voluto, nè i grandi per conscienza di sè appartarsi, nè i minori per reverenza di loro ritrarsi, dal contrasto quotidiano delle comuni energie. Ora io affermai che anche i matrimonî facevan parte di questo conserto, mi lasci dire, di cose, al quale, in altra sfera, sorvolavan le idee: nè altramente che così, l'una collocata in quel mondo reale, l'altra sovrastante in quel mondo ideale, mi riesce figurarmi storicamente la Donati e Beatrice, che Ella, signora, atteggia l'una accanto all'altra, e, inevitabilmente, in mezzo ad esse, un po' dell'una e un po' dell'altra, il Poeta: io dico invece, l'uomo dell'una e il poeta dell'altra. È più duro, ma, credo, il solo vero....»

[271]. Vedila da me illustrata a pag. 435-461 del cit. libro Dante ne' tempi di Dante.

[272]. Purg. XXIII, 115-117.

[273]. È il quarto; a pag. 450-451 del cit. mio libro: dove vedi anche a pag. 460-461.

[274]. § XXVIII.