VII.

Le libertà repubblicane caddero, e successero i tempi infausti della servitù: ma al terzo secolo da quella caduta il sepolcro si è dischiuso, e la libertà d'Italia risuscitò da morte. E la donna italiana, così da Firenze come da ogni altra città e villaggio e borgata della patria che è nostra, ha dato a quel risorgimento i dolori del sacrificio e del martirio, le ansietà delle trepidanti speranze, il pensiero e il lavoro degli uomini ch'ella ha amato e ispirato, la vita propria, il sangue de' suoi figliuoli: da Eleonora Fonseca a Teresa Confalonieri, dalla madre dei Ruffini alla madre dei Cairoli: all'Italia han dato il fior dell'ingegno, la Guacci, la Turrisi Colonna, la Ferrucci, la Brenzoni, la Paladini, la Percoto, la Milli, la Mancini, la Fusinato.[404] O madri toscane, o spose, o sorelle, o figliuole, che da Curtatone e Montanara alla rivendicazione di Roma le sante battaglie della libertà orbarono de' vostri cari; o gentildonne animose, o buone popolane, della nostra Firenze; la tradizione con le forti donne dell'antica nostra istoria è per voi ricongiunta.

Nè più tardi d'ieri, da una collina le cui vigne e gli uliveti ombreggiavano una tomba recente, è disceso un feretro, che da quella tomba trasferiva, così volendo la nazione, in Santa Croce, e restituiva al sepolcro degli avi suoi, de' Priori e Gonfalonieri della nostra Repubblica, la salma di Ubaldino Peruzzi, nella cui persona, il 27 aprile di trentadue anni fa, Palazzo Vecchio tornò al suo antico signore, il Popolo fiorentino. Pia custode di quella tomba gloriosamente vuota, è rimasta una Donna:[405] che tanto seppe, tanto potè, nei pensieri e negli affetti di lui; che lo animò, lo aiutò alle onorate fatiche, ne' dubbi lo consigliò, gli confortò i patimenti, gli consolò le ingiustizie, gli allietò i trionfi. Storia, che in tutti i paesi civili, in tutte le età, è la storia vostra, o Signore; che compendia i diritti e i doveri vostri verso le due grandi non distruggibili società, delle quali voi siete l'anima immortale: la famiglia e la patria.

NOTE

[300]. Ricordi storici de' Rinuccini; Firenze, 1840; pag. CXXI-XXII. Pei particolari delle feste di San Giovanni al tempo della Repubblica, vedi Cesare Guasti, Le feste di San Giovanni Batista in Firenze; Firenze, Loescher e Bocca, 1884.

[301]. Nella VIIª fra le Elegiae del Poliziano, a pag. 238-248 delle sue Poesie latine e greche pubblicate per mia cura; Firenze, G. Barbèra, 1867.

[302]. Vedi nel cit. volume delle Poesie latine del Poliziano, a pag. 145-147.

[303]. Di Bartolommeo Scala, l'epitaffio in nome del padre di lei; che riferii, con altra epigrafe, nel cit. volume polizianesco a pag. 145. Di Naldo Naldi, Eulogium in Albieram Albitiam morientem, ad Sismundum Stupham eius sponsum, e una sequela di epitaffi. Di Ugolino Verini, in Albieram. Di Alessandro Bracci, Epigrammata in Albieram Masi Albitii filiam, puellam formosissimam, immatura morte peremptam. E adespoti, più altri epitaffi, epigrammi, ec. E poi in prosa, epistole consolatorie allo sposo, di Marsilio Ficino, di Carlo Marsuppini,.... Da farne, insomma, un volume, se meritasse la pena, compulsando i codici Laurenziani (sulla scorta del Catalogus del Bandini), e un Corsiniano 582, e i Carmina illustrium poetarum italorum (Florentiae, 1719-1726).

Nel Catasto fiorentino del 1470 (San Giovanni, Chiave, c. 199) questa è la «portata» di «Maso di Luca di messer Maso, malsano, di anni 42: madonna Caterina sua donna, gravida, d'anni 30; Luca suo figliuolo, d'anni 14; Albera sua figliuola; Maria sua figliuola; Danora sua figliuola; Bartolomea sua figliuola; Lisabetta sua figliuola; Giovanna sua figliuola». E nel Libro dei morti dal 1457 al 1501: «L'Albiera di Tommaso di Luca degli Albizi, riposta in San Piero Maggiore, a dì 15 di luglio 1473». (Archivio fiorentino di Stato).

[304]. Quel giovenile matrimonio è registrato nel Catasto fiorentino del 1469-70 (Santa Maria Novella, Unicorno, II, c. 213): «Marco di Piero di Giuliano Vespucci, d'età d'anni XVI. Simonetta di messer Guasparri Catani sua donna, d'anni XVI». Taluno ha dubitato dell'età di questo marito: ma il confronto con altre portate ai Catasti (del 58, dell'80, del 95) comprova che Marco Vespucci era proprio nato nel 1453. Dalla Simonetta non apparisce aver avuto figliuoli; sì dalla seconda moglie, che fu nel 1478 Costanza Capponi.