Vivebam, fato sum rapta Albiera; coniux
Sismundus vitam reddidit en iterum:
Nam faciem et claram caelato marmore formam,
Ingenium et mores carmine, restituit.
[306]. Sui ritratti della Simonetta, non che sulla interpetrazione della Primavera del Botticelli, vennero riassunte autorevolmente le diverse e disputate opinioni da I. B. Supino, Sandro Botticelli (Firenze, Alinari-Seeber, 1900), pag. 31-37, 69-82. Cfr. anche E. Müntz, Histoire de l'Art pendant la Renaissance, II (Italie, L'âge d'or), pag. 636-38, 641; Paris, 1891.
[307]. I soliti epitaffi, come per l'Albiera, ed epigrammi latini: di Piero Dovizi da Bibbiena, di Tommaso Baldinotti pistoiese, di Francesco Borsellini, nel cit. codice Corsiniano. E poi: una Elegia di Bernardo Pulci fiorentino, della morte della diva Simonetta, a Iuliano de' Medici; e dello stesso Bernardo un sonetto petrarchevole, La diva Simonetta a Iulian de' Medici; e di un veronese Francesco Nursio Timideo, pur terzine elegiache intitolate latinamente Carmen austerum in funere Symonettae Vespucciae florentinae, ad illustrissimum Alphonsum Calabriae ducem: da vedere nello scritto di A. Neri, La Simonetta, nel Giornale storico della letteratura italiana; vol. V, 1885, pag. 131-147, riassunto nell'Illustrazione Italiana, n.º 13 del 1886.
[308]. Vedi La Giostra di Giuliano, nel mio libro Florentia (Firenze, Barbèra, 1897) a pag. 391-393.
[309]. «In Simonettam», a pag. 149-150 della cit. mia edizione delle Poesie latine e greche. Quello nel quale «Iulii est sententia a me versibus inclusa» dice così:
Aspice ut exiguo capiatur marmore quicquid