[317]. Quanta pietà, su que' cinque decapitati ma in particolare sul giovine Lorenzo, in questa linea di diario contemporaneo!: «.... de' quali ne 'ncrebbe a tutto el popolo.... E féciogli morire la notte medesima, che non fu senza lacrime di me, quando vidi passare a' Tornaquinci, in una bara, quel giovanetto Lorenzo, inanzi dì poco». Diario fiorentino di Luca Landucci, ed. Del Badia; Firenze, Sansoni, 1883; pag. 156-57.

[318]. Due sono le medaglie in onore di Giovanna. Identico in ambedue il ritratto, scrittovi in giro, «Ioanna Albiza uxor Laurentii de Tornabonis»: e alla figurazione dell'un rovescio, «Castitas. Pulchritudo. Amor»; dell'altro, «Virginis os habitumque gerens et virginis arma». Vedi a pag. 442-43 dello scritto di E. Ridolfi, cit. nella seguente nota.

[319]. Non Ginevra Benci, ma Giovanna Tornabuoni. Vedi Enrico Ridolfi, Giovanna Tornabuoni e Ginevra de' Benci nel coro di S. Maria Novella in Firenze; nell'Archivio Storico Italiano Ser. V, to. VI, an. 1890; pag. 448 segg.

[320]. Lo ebbero i Pandolfini, per eredità dai Tornabuoni, nel loro palazzo di Via San Gallo, sino a quasi un cent'anni fa; ora è in Inghilterra: vedi a pag. 444-49 del cit. scritto di E. Ridolfi. Il quale alla descrizione della tavola del Ghirlandaio soggiunge: «Dietro la persona vedevasi appeso alla parete un filo di coralli ad uso di collana, sotto il quale in una cartelletta il seguente distico, che per la grazia sua potrebbe ben essere dettato dal Poliziano.... Ars utinam mores animumque effingere posset! Pulchrior in terris nulla tabella foret. 1488.»

[321]. Affreschi della villa Lemmi, scoperti nel 1882. Vedi il cit. scritto di E. Ridolfi, pag. 439-42; e I. B. Supino, Sandro Botticelli, pag. 92-96; e Cavalcaselle e Crowe, Storia della pittura in Italia (Firenze, Succ. Le Monnier), VI, 1894, pag. 258-262.

[322]. «An. MCCCCLXXXX, quo pulcherrima civitas, opibus victoriis artibus aedificiisque nobilis, copia salubritate pace perfruebatur.» Vedi a pag. 169 delle cit. Poesie lat. gr.

[323]. I particolari della descrizione che segue sono forniti dall'Ammirato, riferito nel cit. scritto di E. Ridolfi, pag. 438-39.

[324]. Vedi, nel mio cit. volume delle Poesie latine e greche la dedicatoria della IIIª fra le Sylvae: Ambra, in poetae Homeri enarratione pronuntiata; MCCCCLXXXV: pag. 333-335: ed ivi, dalle Epistolae pur del Poliziano, riferito ciò che risguarda Lorenzo Tornabuoni.

[325]. Antonia di Francesco Giannotti fu moglie a Bernardo Pulci, fratello di Luca e di Luigi. Scrisse le Rappresentazioni sacre di Santa Guglielma, Santa Domitilla, il Figliuol prodigo, San Francesco. Vedi A. D'Ancona, Origini del teatro italiano; Torino, Loescher, 1891; I, 268-69: e F. Flamini, La vita e le liriche di Bernardo Pulci nel periodico Il Propugnatore, Nuova serie, vol. I (1888), pag. 224-25.

[326]. Su madonna Lucrezia vedi Lucrezia Tornabuoni donna di Piero di Cosimo de' Medici, Studio di G. Levantini-Pieroni: Firenze, Successori Le Monnier, 1888: e Le Laudi di Lucrezia de' Medici per cura di Guglielmo Volpi; Pistoia, 1900. A lei a Careggi scriveva da Fiesole, nell'estate del 79, il Poliziano (a pag. 72 del cit. mio volume di Prose volgari e Poesie latine ecc.): «Madonna Lucrezia, o vero Lucrezia,» cioè la nipotina «aveva apparato a mente tutta la Lucrezia» cioè «laude e sonetti e ternarii» della nonna. In alcun altro di que' documenti della vita domestica medicea, è nominata fanciullescamente «Lucezia» quella che al Varchi (Stor. fior., VI, XXXIX) doveva parere «la più degna e la più venerabile matrona, che forse giammai per nessun tempo in alcuna città si trovasse». Ed enumera poi tutte le sue attinenze di sangue e di parentela; il che mostra com'e' sentissero la parte pur della donna nella storia civile: «figliuola di Lorenzo de' Medici, sorella carnale di papa Leone, cugina di Clemente, zia d'Ippolito cardinale de' Medici e di Lorenzo duca d'Urbino, moglie di Iacopo e madre di Giovanni Salviati cardinale, suocera del signor Giovanni [delle Bande Nere], avola materna del duca Cosimo».