Delle letterine scritte dai bambini di casa Medici, e delle materne della Clarice moglie di Lorenzo, con altri documenti domestici, si potrebbe fare un bel mazzolino, chi lo legasse poi con garbo. Io raccolsi (per nozze Bemporad-Vita; Firenze, 1887) le Letterine d'un bambino alunno di messer Angelo Ambrogini Poliziano, cioè Piero de' Medici. Aggiungi: Nonna, Mamma e Nipotina. Lettere femminili di casa Medici (1477-1479); Firenze, Civelli, 1892. E Affetti di famiglia nel Quattrocento, Spigolature di Guglielmo Volpi; Firenze, 1891, estr. da Vita Nuova, II, 50.

[327]. Vedi I. Burckhardt, La civiltà del secolo del Rinascimento in Italia, trad, da D. Valbusa; Firenze, Sansoni, 1876; II, 166-69: e G. Voigt, Il Risorgimento dell'antichità classica, trad, da D. Valbusa; Firenze, Sansoni, 1888-97; I, 439-40, 589: e Vittorio Rossi, Il Quattrocento; Milano, Vallardi; pag. 41-42. E a pag. 291 del mio libro Florentia; Firenze, Barbèra, 1897.

[328]. Così ne scriveva al magnifico Lorenzo, da Venezia il 20 giugno 1491: «Item, visitai iersera quella Cassandra Fedele litterata, e salutai ec. per vostra parte. È cosa, Lorenzo, mirabile, nè meno in vulgare che in latino: discretissima, et meis oculis etiam bella. Partì' mi stupito.... Verrà un dì in ogni modo a Firenze a vedervi; sicchè apparecchiatevi a farli onore.» A pag. 81-82 delle Prose volgari ec. da me pubblicate.

[329]. Vedi nel mio cit. volume polizianesco di Poesie lat. e gr., a pag. 199-204, 214, 215; e V. Rossi, Il Quattrocento; Milano, Vallardi; pag. 275.

[330]. Vedi nel cit. volume gli epigrammi In Mabilium (contro il Marullo), pag. 131-140: e a pag. 273-74 l'ode in Bartholomaeum Scalam.

[331]. La prima delle tre, Eleonora Nencini. Le altre due: Maddalena Marliani Bignami di Milano, e Cornelia Rossi Martinetti di Bologna. Nell'Inno secondo dei Frammenti del Carme Le Grazie.

[332]. Per l'Ambra, vedi nel cit. volume la IIIª delle Sylvae, intitolata Ambra, con allusione alla villa medicea del Poggio a Caiano; e fra i poemetti di Lorenzo (ed. Carducci, pag. 261-277) quello pure intitolato Ambra. Del Boccaccio poi vedi il Ninfale fiesolano, i cui protagonisti, Affrico e Mensola, finiscono tragicamente ne' due ruscelli così anc'oggi chiamati.

[333]. La pietosa storia di questa sposa giovinetta (puella; nel senso generico di donna giovine: come anche fanciulla, vedi il quinto Vocabolario della Crusca), di nome «Alba» o «Albiera», ma non sappiamo di chi figliuola nè a chi moglie, morta appena a vent'anni, è diluita negli slombati distici dei due umanisti fiorentini e medicei, Naldo Naldi e Ugolino Verini.

Canta il Verino (Cod. Laurent. XXXIX, XLII, c. 27-28):

De Albera puella quae sub porticu attrita est.