Ad accrescere la confusione prodotta da questa guerra civile s'aggiunse una nuova scissura. I gentiluomini insorti avevano pur essi dei vassalli con giurisdizione militare, che in allora chiamavansi valvassini, i quali tenevano schiavi, ossia servi attaccati alla gleba. Queste due classi di uomini, in tempo che gli altri ordini della società impugnavano le armi per l'indipendenza, si credettero ugualmente in diritto di riclamarla, e presero le armi contro i loro signori, chiedendo la libertà generale.

A quest'epoca tutti i ranghi della società trovaronsi in guerra gli uni contro gli altri: ma l'eccesso medesimo dell'anarchia produsse finalmente una pace vantaggiosa a tutta la nazione; i diritti di ciascun ordine furono stabiliti con precisione; la costituzione di Corrado intorno alla successione dei feudi fu adottata dalla nazione; quasi tutti gli schiavi furon posti in libertà; e soppresse o addolcite assai le più umilianti condizioni annesse alla dipendenza feudale[116]. Finalmente, bramando i gentiluomini di avere una patria, si determinarono quasi tutti di fars'inscrivere alla cittadinanza delle città vicine; ossia, per valermi della frase di quell'età, di raccomandare le persone ed i feudi loro alla protezione delle città. È assai verisimile che questa generale pacificazione si effettuasse l'anno 1039 nell'istante in cui le armate trovandosi a fronte in vicinanza di Milano, la notizia della morte di Corrado il Salico le consigliò a deporre le armi[117].

CAPITOLO III.

La chiesa e la repubblica romana nella prima metà de' mezzi tempi — Dissensioni tra i papi e gl'imperatori. — Regni di Enrico III, Enrico IV, ed Enrico V, dal 1039 al 1122. — Pace di Wormazia.

Tre principi della casa di Franconia, il figlio, il nipote ed il pronipote di Corrado il Salico, occuparono la sede imperiale dopo la morte di questo sovrano fino ai tempi in cui le repubbliche, che formano l'argomento di quest'opera, ebbero conseguita l'indipendenza; epoca in cui noi cominceremo a tener dietro alle particolarità della loro storia. Ma prima di descrivere compendiosamente i regni dei tre Enrichi di Franconia, convien rimontare alquanto a dietro, e far conoscere ai miei lettori qual fosse, al principio de' mezzi tempi, lo stato della Chiesa romana, che protetta dai tre primi Enrichi perseguitò gli ultimi due; quale lo stato della città di Roma, di cui gl'imperatori contrastarono ai papi la sovranità; mentre fino dal principio dell'età di mezzo si andava in silenzio formando una nuova repubblica romana, che talvolta tenne nella sua dipendenza i pontefici dominatori della cristianità.

Non è facil cosa il render ragione dei motivi che dissuasero i Lombardi dall'occupar Roma quando Alboino conquistò il rimanente dell'Italia. Le città marittime potevan essere agevolmente soccorse dai Greci di Costantinopoli; Ravenna, Venezia e Comacchio erano difese dalle paludi che le circondavano; Napoli, Gaeta, Amalfi, e le città della Calabria, dalle montagne; ma Roma era posta in un paese affatto aperto. I Lombardi, padroni dei ducati di Toscana, Spoleti e Benevento, chiudevano tra i loro dominj l'antica capitale del mondo, che, difesa dalla lunga muraglia che Aureliano aveva innalzata per comprendere nella città il campo Marzio, presentava un circondario immenso, che la popolazione di Roma, estenuata da continue disgrazie, non era in grado di difendere. Gl'imperatori greci, o per debolezza o per timore di cimentare l'onore delle loro armi, non vi tenevano più guernigione. Affidavano il governo della città ad un prefetto, di poi chiamato duca, che dipendeva dall'esarca di Ravenna, onde gli storici greci, vergognandosi forse di confessare che i loro sovrani lasciavano l'Italia abbandonata, s'astennero dal parlare di Roma pel corso di due secoli, dal principio fino alla fine della dominazione lombarda[118].

Ad ogni modo Roma non fu giammai occupata dai Lombardi, ed i fuorusciti delle altre province d'Italia, venuti a cercare asilo in questa città, ne accrebbero poi la popolazione, e la resero capace di opporsi colle proprie forze agli attacchi de' successori d'Alboino. I papi incoraggiavano i Romani a difendere la loro patria, ed a mantenersi fedeli ai sovrani di Costantinopoli[119]. Erano i papi nominati dal clero, dal senato e dal popolo romano; ma non potevano essere consacrati senza il formale consentimento dell'imperatore d'Oriente[120]. Essi mantenevano sempre due apocrisiarj, o nunzj alla corte di Costantinopoli, ed a quella dell'esarca di Ravenna, per assicurare il sovrano della loro dipendenza, per provvedere di comun accordo alla difesa di Roma, e per la regolare amministrazione della Chiesa.

I Romani, vedendosi trascurati dagl'imperatori, s'andavano sempre più affezionando ai papi, che di questi tempi erano anch'essi quasi sempre romani, e per le loro virtù rispettabilissimi. Risguardavasi la difesa di Roma come una guerra religiosa, perchè i Lombardi erano tutti o arriani, o ancora pagani; ed i papi per proteggere le chiese ed i conventi contro la profanazione de' barbari, impiegavano le ricchezze della chiesa di cui erano amministratori, e le elemosine che ricevevano dalla carità de' fedeli occidentali: di maniera che il crescente potere del papi sulla città di Roma aveva per fondamento due titoli troppo rispettabili, le virtù ed i beneficj.

Poche storie sono così oscure come quella di Roma e delle province che i Greci possedettero in Italia fino al regno di Carlo Magno, perchè nè i Romani nè i Greci ebbero di que' tempi alcuno scrittore delle cose loro. Le vite dei papi sono opera del secolo nono, e più tosto fatte per edificazione de' fedeli, che per istruire gli storici[121].