Enrico II fu in Italia nel 1003 e nel 1014, e ricevette a Roma la corona imperiale dalle mani di Benedetto VIII, senza che giammai si scontrasse colle armate di Arduino (1015). Ma dopo il ritorno d'Enrico in Germania, il re lombardo, sorpreso da grave malattia, depose spontaneamente le insegne reali, e si fece monaco nel monastero di Frutteria per prepararsi alla morte[106].
Del 1024 gl'Italiani tentarono ancora di liberarsi dalla tedesca dipendenza, approfittando della mancanza del re, cui, per essere divisi i voti degli elettori, non veniva dato alcun successore. Perciò gl'Italiani offrirono successivamente la corona di Lombardia a Roberto re di Francia, ed a Guglielmo duca d'Aquitania[107]. Ma questi due principi, avendo saggiamente riflettuto alla debolezza della monarchia italiana, ai pericoli, ed alle spese che sarebbe loro costato l'acquisto d'un onore illusorio, rifiutarono un dono che avrebbe rovinati gli antichi loro sudditi. L'arcivescovo di Milano che aveva la direzione di questi trattati, risolvette di passare egli stesso in Germania e trattar la pace a nome della sua nazione con Corrado il Salico duca di Franconia, ch'era stato eletto da una dieta tedesca, ed il di cui nome va unito alle ultime leggi che compirono il sistema feudale[108].
(1024) Corrado II discendeva in linea femminina da Ottone il grande, lo che gli diede un titolo per aspirare alla corona. Il suo predecessore Enrico II era morto senza figliuoli; ed una delle virtù, che lo fece degno con Cunegonda sua moglie dell'onor degli altari, vuolsi che fosse la fedeltà con cui mantenne fino alla morte il voto di verginità emesso di consenso della sposa[109].
(1026) Poichè Corrado ebbe pacificata la Germania, e stabilita la sua discesa in Italia, spedì, secondo l'usanza che di fresco era invalsa, deputati a prevenire tutte le città della sua venuta, chiedendo loro il giuramento di fedeltà, ed il pagamento delle tasse, che in questa sola circostanza erano devolute al tesoro reale. Tali imposte chiamavansi nel barbaro latino di que' tempi federum, parata, e mazionaticum. Il primo consisteva in una determinata quantità di vittovaglie destinate al mantenimento del re e della sua corte, che d'ordinario venivano rappresentate da una somma di danaro. Il secondo era un tributo col di cui prodotto riparavansi le strade ed i ponti de' fiumi che doveva attraversare il re. Il terzo serviva alle spese dell'alloggio de' cortigiani e dell'armata reale durante il loro viaggio[110].
Corrado venne fino a Roncaglia, pianura posta in riva al Po presso a Piacenza, ove alla venuta degl'imperatori riunironsi sempre le diete italiche. Pareva che d'improvviso sorgesse una città in mezzo a deserta campagna. Piazze e strade tirate a filo separavano il padiglione reale, quelli de' signori, e dell'armata, ed una muraglia circondava tutti questi quartieri. I negozianti che vi accorrevano da ogni banda, costruivano le loro botteghe fuori delle mura, e formavano i sobborghi della città, che avevano l'aspetto d'una magnifica fiera. Il padiglione del re ergevasi nel centro del suo campo; innanzi al quale vedevasi appeso ad un'antenna uno scudo, cui tutti i feudatarj invitati dall'araldo facevano a vicenda la sentinella. La funzione di vegliare armati le prime notti teneva luogo di revista dell'armata, e gli assenti potevano essere condannati alla perdita del feudo, per non avere soddisfatto al loro dovere di accompagnare il re nella sua spedizione. I primi giorni della dieta erano dal re consacrati a decidere le cause private, onde tenersi in possesso dell'esercizio del potere giudiziario. Riceveva ne' susseguenti giorni le ambascerie delle città, regolandone i rapporti colla monarchia, e terminando le vicendevoli loro controversie. Finalmente negli ultimi giorni della dieta il re s'occupava degl'interessi de' signori, e delle quistioni attinenti ai feudi.
La dieta che del 1026 fu preseduta da Corrado il Salico viene indicata da alcuni storici quale epoca importantissima d'un cambiamento nella legislazione feudale, credendo che la prima costituzione che trovasi nel quinto libro dei feudi si promulgasse in quest'epoca[111]. Per la legge di Corrado il Salico tutti i beneficj militari furono dichiarati ereditarj di maschio in maschio; e si costrinsero i signori di rinunciare all'abusivo diritto di privare de' proprj feudi i loro vassalli; tranne il capo di fellonia, ed anche in allora dopo un giudizio de' loro pari. Poi ch'ebbe scorsa l'Italia, e rinnovate con pubbliche udienze ed importanti giudizj la memoria dell'autorità imperiale, Corrado ritornò colla sua armata in Germania.
Nè appena fu lontano, nuovi disordini mostrarono i vizj del sistema feudale, che questo monarca aveva inutilmente cercato di correggere.
(1027 = 1036) Le città del centro della Lombardia godevano, gli è vero, d'una libertà assai estesa, ed i grandi, e specialmente i prelati, avevano scosso il giogo dell'imperatore, ed emancipatisi quasi affatto dalla sua autorità: ma i gentiluomini, i capitani, i valvasori, che formavano l'ordine equestre, lungi dal partecipare della libertà degli altri ordini, vedevano peggiorata la loro condizione. Pareva che la nazione non formasse un solo corpo che nelle diete o udienze di Roncaglia; ma ancora a queste i gentiluomini intervenivano senza missione, senza privilegi, senza alcun appoggio per riclamare contro la soverchieria de' grandi feudatarj, o contro le usurpazioni delle città. Terminata la dieta, scioglievasi ancora lo stato, ed i signori de' castelli ritornavano ne' loro dominj per difendervisi, e farsi giustizia colle proprie armi e con quelle de' loro vassalli. Le campagne venivano affatto rovinate da queste guerre private, e tutto posto in estrema confusione.
Il ladroneccio che accompagnava le guerre della nobiltà, fu sotto Corrado più tosto sospeso che represso dalle ammonizioni di alcuni uomini pii, i quali pretendevano, e fors'anche credettero di buona fede, aver loro il cielo rivelato che Dio ordinava agli uomini d'ogni credenza una tregua di quattro giorni per settimana dopo la prima ora di giovedì fino alla prima ora del lunedì. Tutti gli uomini, per qualsiasi errore da loro commesso, dovevano in questi quattro giorni essere in libertà di occuparsi de' proprj affari; e guai a coloro che durante la tregua di Dio facessero qualche vendetta contro i proprj nemici o contro quelli dello stato. Questa pace si predicò la prima volta l'anno 1033 dai vescovi d'Arles e di Lione, e nella stessa epoca fu introdotta in Italia[112]; ove non ebbe mai intera esecuzione. Erano gl'Italiani, fra tutti i cristiani, i meno superstiziosi, e meno degli altri disposti a prestar fede ad un ordine emanato dal cielo.
Le private guerre dei gentiluomini furono in breve seguite da una guerra più generale ch'essi di comune accordo dichiararono ai prelati, ch'erano per lo più loro signori, ed in pari tempo agli abitanti delle città. I valvasori non potevano vedere senza gelosia questi uomini, nati loro eguali o inferiori, godere dell'autorità sovrana, i primi come principi, gli altri come repubblicani. Lagnavansi in ispecial modo dell'orgoglio d'Eriberto, arcivescovo di Milano, il quale senza avere verun rispetto alla costituzione di Corrado, spogliava de' suoi feudi qualunque de' suoi vassalli avesse la sventura di cadere nella sua disgrazia. Allorchè seppero che l'arcivescovo aveva ingiustamente oppresso un gentiluomo, tutti i vassalli della sede milanese presero ad un tempo le armi, ed il loro esempio fu seguito da tutti i gentiluomini della Lombardia[113]. Dall'altra parte i cittadini che erano stati soverchiati più volte dalla nobiltà, e che credevano partecipare della grandezza de' loro prelati, presero le armi per difenderli. La prima battaglia si diede nelle contrade di Milano, ove dopo un'ostinata resistenza i gentiluomini dovettero abbandonare la città. Ma giunti in campagna trovarono molti ausiliarj che si posero sotto le loro insegne; e la città di Lodi, invidiando la grandezza di Milano, dichiarossi a favore de' gentiluomini, i quali nella battaglia di Campo Malo ruppero i Milanesi (1035 = 1039) comandati dall'arcivescovo. Chiamato da questi disordini nuovamente in Italia, l'imperator Corrado convocò la dieta in Pavia, onde provvedere a tanti mali. Incominciò dall'ordinare l'arresto dell'arcivescovo Eriberto, e dei vescovi di Vercelli, di Cremona, di Piacenza[114], ed appoggiò caldamente le lagnanze dei valvasori; ma ogni sua pratica riuscì inutile al ristabilimento della pace. I prelati, fuggiti alle guardie imperiali, riguadagnarono le loro città, e trovarono i cittadini pronti ad armarsi per la loro difesa. Corrado volle inseguirli, e fu respinto dai Milanesi, e costretto di rinunciare all'assedio di quella città[115].