Poco dopo la morte di Carlo Magno non tardarono i Saraceni ad accorgersi della debolezza della sua immensa monarchia, e cominciarono a saccheggiare le province marittime dell'Italia. Papa Gregorio IV era stato costretto l'anno 833 a fortificare contro di loro la città d'Ostia[153]; che pure non impedì loro di rovinare le città littorali, per lo che gli abitanti di Civitavecchia dovettero salvarsi nelle foreste; e l'audacia de' Saraceni crebbe a segno, che nell'847 osarono di tentar l'assedio della stessa Roma, saccheggiando le basiliche di s. Pietro in Vaticano e di s. Paolo, poste fuori delle mura. Nella stessa epoca morì papa Sergio II, onde i Romani, per non trovarsi senza capo, in così difficili circostanze, elessero papa Leone IV prete romano, uomo di somma riputazione, e lo consacrarono senza aspettare l'approvazione dell'imperatore[154]. Quantunque i Saraceni si fossero già allontanati da Roma, Leone, volendo assicurarsi da ogni insulto, fece rifabbricare le muraglie della città, ed accrescerne le fortificazioni. Il monte Vaticano, che fin allora era fuori del circondario di Roma, fu cinto di mura, e dal suo nome chiamato la città Leonina[155]. Rifece Civitavecchia rovinata dai Saraceni[156], e coll'ajuto delle repubbliche di Napoli, di Amalfi e di Gaeta, che sotto la protezione greca eransi rese libere, attaccò una nuova flotta saracena, obbligandola a ritirarsi con grave perdita. A queste gloriose azioni i suoi biografi aggiungono il racconto di alcuni miracoli, uno de' quali rese la memoria di Leone IV più illustre, che la fondazione della città cui diede il proprio nome. Il borgo dei Sassoni che prolungavasi tra la città Leonina ed il quartiere di Transtevere fu in parte consumato da un terribile incendio arrestato dalle preghiere di Leone[157]: argomento della egregia opera di Raffaello conosciuta sotto il nome dell'incendio di Borgo, che vedesi nella quarta stanza del Vaticano.
Dalla deposizione dell'ultimo monarca Carlovingio fino al regno d'Ottone il grande, l'autorità dei principi che portarono momentaneamente il titolo d'imperatore, fu sempre vacillante e controversa. Frattanto Roma non facendo parte del regno d'Italia, ed essendo dipendente soltanto dall'impero, allorchè vacava l'impero ricuperava la sua indipendenza, o a dir meglio ricadeva sotto il giogo dell'oligarchia inquieta de' suoi nobili. Tra costoro quello che poteva occupare il trono pontificio, otteneva col favore delle ricchezze della Chiesa una grandissima preponderanza su tutti gli altri, ed era risguardato come capo della repubblica. Vero è che l'elezione doveva farsi coi suffragi riuniti del clero e del popolo[158]; ma il clero era quasi tutto militare, e si presumeva che la voce dei grandi dovesse rappresentare quella della nazione; era perciò a supporsi che i voti della nobiltà si riunirebbero a favore del più valoroso del loro corpo, del più accorto, e fors'anco del più elegante dei giovani ambiziosi che aspiravano alla tiara, piuttosto che a qualche prete commendevole per la sua santità, ma incapace d'intrighi[159]. In mezzo all'universale degradamento le dame romane non avevano perduto l'avvenenza ed i talenti delle antiche matrone, ed erano perciò assai potenti. Anzi non ebbero mai le donne tanto credito presso alcun governo, quanto n'ebbero le romane nel decimo secolo. Sarebbesi detto che la bellezza erasi usurpati tutti i diritti dell'impero.
Due celebri patrizie, Teodora e sua figliuola Marozia, furono sessant'anni assolute arbitre di quella tiara, che poc'anni dopo, tre Enrichi alla testa delle armate tedesche non hanno potuto togliere ai loro nemici.
Teodora, nata da illustre famiglia, possedeva immense ricchezze e varie rocche: gli archi trionfali ed i solidissimi sepolcri degli antichi Romani ridotti in fortezze dai gentiluomini erano custoditi dai suoi soldati; ed in oltre disponeva a sua voglia degli amanti ch'ella aveva non pochi tra i nobili romani. Il lodevol uso ch'essa fece di questa specie d'impero, fu quello di far cessare la scandalosa guerra che tenevano viva in Roma due opposte fazioni. Erasi veduto Stefano VI, succeduto l'anno 896 a papa Formoso, far diseppellire il cadavere del suo predecessore, sottomettere innanzi ad un concilio il morto corpo ad un ridicolo interrogatorio, condannarlo, farlo mutilare, indi gettarlo nel Tevere[160]. Dopo tal epoca i susseguenti pontefici ora dell'uno ora dell'altro partito avevano a vicenda annullati gli atti de' loro predecessori. La stessa Teodora era della fazione nemica di Formoso, e sua figliuola Marozia, l'amante di Sergio III, uno de' di lui persecutori. Ma poichè Teodora ebbe cogli artificj e colla galanteria sottomessi i grandi ed il clero, i costumi della corte di Roma diventarono se non più puri, almeno più dolci.
Teodora innamoratasi d'un giovane ecclesiastico, chiamato Giovanni, gli ottenne da prima il vescovado di Bologna, poi l'arcivescovado di Ravenna; e finalmente disperata per averlo, elevandolo a tale dignità, allontanato da se, s'adoperò in modo presso i gentiluomini ed il clero, che il fortunato amico fu col nome di Giovanni X innalzato sul trono pontificio[161]. L'amore o la riconoscenza di questo papa verso la sua benefattrice scandalizzarono il cardinal Baronio autore degli annali della Chiesa; pure Giovanni X non viene accusato nè di veleni, nè d'assassinj, nè di tradimenti; delitti enormi, che nella successiva età macchiarono più volte il trono papale. Giovanni X amministrò gli affari della chiesa con fermezza e con giustizia; seppe, per il comune vantaggio de' suoi concittadini, pacificare i principi rivali che dividevansi l'Italia, e gli stessi imperatori d'Oriente e d'Occidente; egli stesso condusse le armate contro i Saraceni accampati al Garigliano, ed in questa impresa acquistò la gloria di valoroso guerriero, professione più confacente al suo carattere, che quella di padre dei fedeli[162].
Quando Teodora strinse domestichezza con Giovanni, non era omai più nel fiore dell'età. Prima d'esserne amante, aveva maritata sua figliuola Marozia con Alberico marchese di Camerino, che dava alla famiglia della sua sposa un nuovo lustro per la proprietà d'un gran feudo vicino a Roma.
Intanto la storia non parla più di Teodora; per la di cui morte Giovanni X aveva forse ottenuta l'indipendenza del suo dominio. Alberico primo sposo di Marozia, che uno storico quasi contemporaneo dice console de' Romani[163], fu ucciso in una sedizione, e la vedova Marozia del 925 esercitava sopra i baroni di Roma quell'impero, ch'ebbe prima di lei Teodora. Solamente il papa, dopo essere stato l'amante della madre, non poteva sentir amore per la figliuola, la quale dal canto suo aveva estrema avversione per Giovanni X. Essa s'era impadronita per sorpresa della mole Adriana, oggi detta castel s. Angelo, torre massiccia, la più solida di tutti i monumenti dell'antica Roma, ch'era stata molto prima trasformata in fortezza. Posta sull'altra riva del Tevere all'estremità del ponte Elio, domina il passaggio tra il Vaticano ed il campo di Marte, il corso superiore del fiume, gl'ingressi in città dalla banda della Toscana, e di tutta l'Italia settentrionale: tal che questo castello ne' tempi di mezzo, siccome ne' tempi presenti, viene risguardato come la chiave di Roma. Quando si fu ben fortificata nella mole Adriana, Marozia offrì la sua mano a Guido duca di Toscana; di modo che colle loro forze riunite i due sposi, trovandosi quasi sovrani di Roma, fecero ammazzare un fratello di Giovanni X, ch'era nella sua più intima confidenza, rinchiusero lo stesso papa in una prigione, in cui cessò ben tosto di vivere, e fecero successivamente eleggere a quell'eminente dignità due loro creature[164].
Del 931 Marozia, rimasta vedova la seconda volta, fu non pertanto in Roma abbastanza potente per riporre sulla santa sede Giovanni XI suo secondo figliuolo, nella fresca età di ventun'anni, cui la maldicenza diceva figliuolo di papa Sergio. Questo papa fu assai maltrattato dall'annalista ecclesiastico[165], benchè in un regno di cinque anni non potesse rendersi colpevole di verun delitto o mancanza; perchè ridotto alle sole funzioni ecclesiastiche, non esercitò un solo istante il potere allora annesso alla sua sede.
La stessa Marozia erasene resa padrona; onde Ugo re di Provenza, che di que' tempi bramava di consolidare il suo nuovo dominio di Lombardia, non isdegnò di ricercare l'alleanza d'una femmina che doveva soltanto alla galanteria la sua potenza. Di fatti Marozia sposò Ugo in terze nozze, quantunque fratello uterino di Guido suo secondo marito: ma questa unione non corrispose alle speranze concepite dagli ambiziosi sposi. Pochi giorni dopo il matrimonio, levatosi Ugo da tavola, osò dare uno schiaffo ad un figlio di Marozia del primo letto, il quale chiamavasi Alberico come il padre, perchè, presentandogli la brocca, gli aveva con mal garbo versata l'acqua sulle mani. Sdegnato Alberico per tanta ingiuria, chiamò i suoi concittadini a prendere le armi, ed a scuotere il giogo d'un barbaro. Ugo, costretto di salvarsi colla fuga, non potè mai più rientrare in Roma, e Marozia terminò i suoi giorni in un monastero[166].
E per tal modo i Romani, scosso ad un tempo il giogo dei papi, delle femmine e dei re, lusingaronsi d'aver ricuperata la libertà dell'antica Roma; e richiamarono il nome di repubblica, poichè videro un console alla loro testa, prendendo Alberico indifferentemente il titolo di console o di patrizio. Alberico intanto era un padrone che, avendo saputo attaccare i Romani alla propria causa, li teneva in armi per l'indipendenza della patria; e forse, nello stato in cui li trovò, la sua amministrazione era la più confacente alla loro gloria. Conservò ventidue anni il favore che si era acquistato del popolo romano, e morendo lasciò quasi ereditario il principato di Roma a suo figlio Ottavio in età di soli diciassett'anni. Nominò fin che visse successivamente diversi papi, che tenne sempre sotto l'assoluta sua dipendenza; e quando morì l'ultimo di questi, che gli era sopravvissuto due anni, Ottaviano, ch'era prete, suppose di assicurare la propria autorità aggiungendovi la potenza spirituale, e si fece consacrare pontefice col nome di Giovanni XII: e dalle sue mani Ottone il grande ricevette la corona imperiale.