Non lasciaronsi i Romani sconcertare dalla morte di Giovanni XII, e gli sostituirono all'istante un cardinale diacono, che prese il nome di Benedetto V; e resistettero alcun tempo coraggiosamente all'armata di Ottone, che intraprese l'assedio di Roma: ma in fine dovettero arrendersi alla fame più che ai replicati attacchi de' soldati nemici. Ottone ritornò in Roma seco conducendo il suo antipapa Leone VIII. Papa Benedetto V, che la Chiesa ritiene come solo legittimo[173], comparve pontificalmente vestito avanti al suo competitore e ad una numerosa adunanza di vescovi nella chiesa di s. Giovanni Laterano; ove confessò genuflesso e piangente d'aver usurpata la cattedra di s. Pietro; e spogliatosi del suo manto consegnò il suo pastorale all'antipapa Leone, il quale lo spezzò in presenza dell'assemblea. Dopo ciò il legittimo pontefice fu mandato in esiglio in fondo della Germania[174].

Dopo la morte di Benedetto e di Leone, quando un nuovo papa, Giovanni XIII vescovo di Narni, fu designato dall'imperatore, e che le due podestà trovaronsi unite contro la libertà di Roma, non però i Romani si ritrassero dalle difese. Ottone trovavasi in Germania; ed i magistrati di Roma essendo scontenti del papa, gli ordinarono d'abbandonare la città. Giovanni dovette ubbidire, e rimanere dieci mesi in esiglio in un castello della Campania.

Di là il papa supplicava l'imperatore di accorrere in suo soccorso, il quale di fatti scendeva in Italia colla sua armata, e prima ancora del suo arrivo Giovanni era richiamato in Roma. La sommissione degli abitanti non bastò ad addolcire l'anima vendicativa del papa, il quale, poichè le truppe dell'imperatore occuparono la città, fece levare dal sepolcro e spargere al vento le ceneri di Roffreddo prefetto di Roma, che gli aveva intimato l'esiglio. Il nuovo prefetto colla testa inviluppata in un otre, e condotto per la città sopra un asino, fu esposto allo scherno del pubblico: i consoli furono esiliati in fondo alla Germania, ed i dodici tribuni del popolo perdettero la vita sul palco[175]. La gloria di Ottone non fu meno macchiata di quella del papa da così odiose esecuzioni. «Noi volevamo accoglierti con bontà e magnificenza, disse il greco imperatore Niceforo Foca allo storico Luitprando ambasciatore di Ottone, ma l'empietà del tuo padrone non lo ha permesso; egli occupò Roma come nemico, e fece perire molti Romani colla spada, altri sotto la scure del carnefice, a non pochi fece cavare gli occhi, ed alcuni cacciò in esiglio»[176].

In verun'altra epoca la storia dei pontefici fu forse macchiata da più delitti, che sotto il regno dei tre Ottoni di Sassonia; ma, fortunatamente per la memoria dei papi, le cronache che parlano di tali delitti, non hanno circostanziato il racconto in modo da imprimersi tenacemente nella nostra memoria.

Poco avanti la morte d'Ottone I, Benedetto VI, nato romano, succedette a Giovanni XIII. Bonifacio Francone, figliuolo di Ferruccio, e cardinale diacono, arrestò ben tosto il nuovo papa, e chiusolo in una prigione di Castel sant'Angelo, lo fece strozzare, o com'altri vogliono, morir di fame. Asceso egli stesso sulla cattedra pontificia, spogliò in quaranta giorni le chiese e le basiliche dei loro tesori, e di quanto avevano di prezioso; e perchè i Romani, mossi da suoi delitti, avevano prese le armi per iscacciarlo da Roma, fuggì a (984) Costantinopoli colla sua preda, di dove tornò a Roma dopo dieci anni per brigar di nuovo la tiara[177].

La fazione imperiale fece consacrare l'anno 975 Benedetto VII, nipote del gran console Alberico, la cui famiglia possedeva il contado di Tusculano[178]. I conti di Tusculo s'obbligarono di sostenere in Roma il partito imperiale, e coll'appoggio della casa di Sassonia, dominarono le elezioni, onde poi i feudatarj, l'imperatore ed il papa uniti, fecero causa comune contro la libertà.

Del 983 morì Benedetto VII, cui i Romani sostituirono Giovanni XIV vescovo di Pavia; ma otto mesi dopo, Bonifacio VII, tornato da Costantinopoli a Roma, s'impadronì colle armi del suo rivale, e rinchiusolo in una prigione di Castel sant'Angelo, ve lo lasciò perir di fame, mentr'egli stesso occupava per la seconda volta la santa sede, e governava la chiesa undici mesi.