Malgrado la cavalleresca bravura de' guerrieri normanni, le loro conquiste furono assai lente, o perchè le armate erano troppo piccole, o perchè i soldati erano poco subordinati ai loro capi. Quando i primi avevano fatta una ragguardevole preda separavansi dai loro stendardi per andare a godersela tranquillamente, raggiungendo poi i loro compagni quando erano di nuovo ridotti in povertà. A Ruggiero abbisognarono trent'anni per conquistare la Sicilia, e poco meno a Roberto Guiscardo per occupare tutta la Puglia. Soltanto nel 1080 riuscì a quest'ultimo di scacciare per l'ultima volta dall'Italia i Greci, e di riunire ai suoi stati Taranto, Castaneto, Bari e Trani[308]. Ma poc'anni prima avevano i Normanni rivolte le loro armi contro i principi lombardi, che si dividevano il restante del gran ducato di Benevento, e gli avevano spogliati senza incontrar resistenza. Riccardo, conte d'Aversa, e discendente di Drengot, del 1062 impadronissi del principato di Capoa, di cui aveva preso il titolo[309]. Il principato di Benevento si estinse l'anno 1077 per la morte di Landolfo IV, e fu smembrato da Viscardo, il quale, tenendo per sè il territorio, ne cedette la città alla santa sede, la quale pretendeva di averne il supremo dominio in forza di una concessione dell'imperatore Enrico III. Finalmente Guiscardo attaccò Salerno, la capitale dell'altro principato lombardo, ov'erasi rinchiuso l'ultimo de' suoi principi Gisulfo. Per obbligarla più presto ad arrendersi, Guiscardo si alleò cogli Amalfitani, i quali si felicitarono dell'alleanza de' Normanni, e nominarono Guiscardo loro duca, obbligandosi ad assisterlo nell'impresa di Salerno colle loro flotte: ma non solamente si riservarono l'antica loro costituzione e la libertà, ma inoltre fu convenuto che le truppe di Guiscardo non entrerebbero giammai nella loro città e territorio, riservandosi esclusivamente la custodia di tutte le loro fortezze. Sussidiato dagli Amalfitani, Guiscardo chiuse Salerno dalla banda del mare, mentre colle sue truppe l'andava vigorosamente stringendo per terra; di modo che fu costretta di capitolare l'anno 1077. Gisulfo si ritirò nello stato di Roma, e Salerno accrebbe il territorio del duca normanno[310].
Così fu spenta l'ultima dinastia de' regnanti lombardi cinquecentonove anni dopo la prima loro discesa in Italia sotto il comando di Alboino, e trecentotre dopo la disfatta di Desiderio ultimo loro re. A tale epoca soltanto questa nazione, altra volta così potente, perdette il diritto d'avere i suoi proprj sovrani. Presso agli Occidentali il nome di Lombardia rimase a quella più settentrionale parte d'Italia ch'era immediatamente soggetta ai re di Pavia; ma i Greci, forse con più ragione, chiamarono Lombardia il regno di Napoli, di cui i Lombardi beneventani conservarono il pieno ed indipendente dominio più di cinque secoli.
Cacciati i Greci dalla Puglia e dalla Calabria, ed i principi lombardi da Salerno e da Benevento, e conquistata la Sicilia che Ruggiero governava come un feudo del ducato di Puglia col titolo di gran conte, Roberto Viscardo si trovò capo d'un vasto stato acquistato colle forze d'un semplice gentiluomo, il quale aveva egli stesso formata di avventurieri e di pellegrini l'armata che combatteva sotto i suoi ordini. La sua ambizione non era per altro ancora soddisfatta, essendosi proposto di conquistare l'impero d'Oriente; per colorire il quale ardito progetto, del 1081 attraversò il mare Adriatico, s'impadronì di Corfù e di Botronto, ed assediò Durazzo. Non terremo dietro a Roberto in questa spedizione estranea al nostro soggetto, e ci limiteremo ad osservare che nello spazio di tre anni questo principe ebbe la gloria di veder fuggitivi innanzi a lui i due imperatori d'Oriente e d'Occidente. In ottobre del 1081 disfece l'esercito dell'imperatore Alessio Comneno, venuto in persona per fargli levar l'assedio di Durazzo[311]. Chiamato in Italia da una ribellione scoppiata ne' suoi stati, accorse del 1084 a liberare Gregorio VII di cui erasi dichiarato protettore, quantunque lo avesse poco prima scomunicato. Allora fu ch'Enrico IV, levato l'assedio da Castel sant'Angelo ove trovavasi chiuso il papa, avanti che arrivassero i Normanni, ritirossi da Roma, di cui Guiscardo ne abbruciò la metà, abbandonandola al saccheggio de' Saraceni che formavano parte della sua armata. Furono queste probabilmente l'estreme imprese di Roberto Viscardo, che morì in Cefalonia il 17 luglio del 1085 mentre rinnovava i suoi tentativi contro il greco impero[312].
La storia degl'immediati suoi successori non merita d'essere così attentamente considerata. Suo figlio e suo nipote conservarono a stento una monarchia ch'egli solo aveva fondata. Le guerre civili resero inquieto il regno di Ruggiero I duca di Puglia. Ebbe costui un fratello maggiore, chiamato Boemondo, famoso nella storia delle Crociate, che fu poi principe d'Antiochia. Questo principe era stato spogliato de' suoi diritti ereditarj dal testamento paterno e da un giudizio della Chiesa. Guiscardo, volendo passare a seconde nozze, aveva fatto divorzio colla prima moglie, sotto pretesto di lontana parentela, e Boemondo suo figliuolo era stato ridotto al rango di figliuolo bastardo. Egli riclamò contro l'ingiustizia del testamento paterno, e cercò di far valere colle armi i suoi diritti, finchè la predicazione della crociata, aprendo una nuova carriera alla sua ambizione, lo strascinò in Asia colle armate cristiane. Partì del 1096 con suo cugino Tancredi, ed i Normanni spiegarono nell'Asia la stessa bravura, la stessa politica, la stessa avidità, la stessa ambizione che gli aveva già resi potenti e temuti nella Neustria, in Inghilterra, in Italia ed in Grecia[313].
La lontananza di Boemondo e de' suoi guerrieri ridonò la tranquillità a Ruggiero, duca di Puglia, che non aveva più rivale, ma d'altra parte indebolì i suoi stati, e s'oppose ai progetti d'ingrandimento e di conquista[314]. Guglielmo, figliuolo di Ruggiero, succedette al padre nel 1111, e regnò fino al 1127 in cui morì senza lasciar figliuoli, per cui tutta l'eredità dei figli di Tancredi Hauteville venne in dominio di Ruggiero II, gran conte di Sicilia e figliuolo di Ruggiero I. Il regno di Guglielmo non fu, come quello del padre, fecondo d'importanti avvenimenti, onde ci affretteremo d'arrivare a quello di Ruggiero, che terminò di consolidare la monarchia normanna, acquistandole il titolo di regno, ed unendo a' suoi dominj il principato di Capoa e le repubbliche della Campania, rimaste fino a tal epoca indipendenti. Quantunque il regno di Ruggiero sia posteriore alla pace di Worms ed al periodo di tempo compreso in questo volume, abbiamo creduto di doverci alquanto scostare dal metodo prescrittoci per non interrompere il racconto della fondazione d'una monarchia nelle due Sicilie, e per terminare la storia delle repubbliche greche della Campania, onde non essere in dovere di parlarne in avvenire.
Ruggiero II, conte, poi re di Sicilia, ai talenti ed alle virtù di Guiscardo univa maggior vanità e minor grandezza d'animo. Trovando il titolo di duca inferiore alla sua potenza, ambì il nome di re, ed abbracciò opportunamente, all'occasione d'uno scisma che divideva la Chiesa, il partito dell'antipapa Anacleto II, cui era più che mai necessaria la sua protezione, mentre tutta la cristianità riconosceva per legittimo papa Innocenzo II. Questi non poteva pagare a troppo caro prezzo la protezione dell'unico principe dichiaratosi a suo favore, d'un principe vicino a Roma, ed abbastanza potente per riporre il suo protetto sulla sede pontificia e per mantenervelo colle sue armi. In forza dell'alta signoria sulle due Sicilie che Leone IX aveva acquistata alla santa sede, Anacleto decorò il suo vassallo del titolo di re, ponendogli colle sue mani la corona in capo. In pari tempo per formare il nuovo regno unì alla Puglia, alla Calabria, alla Sicilia il principato di Capoa, che apparteneva ai Normanni d'Aversa, e la repubblica di Napoli, sui quali stati egli non aveva verun diritto[315].
Dopo l'incoronazione, Ruggiero si prese cura di ricompensare il pontefice scismatico che lo aveva fatto re, e spinta la sua armata verso Roma, ove Innocenzo II, ajutato dai Francipani suoi parenti, erasi posto in possesso del supremo pontificato, sconfisse le milizie della Chiesa, stabilì Anacleto in Roma, e costrinse Innocenzo a salvarsi a Pisa, di dove passò in Francia per implorare soccorso contro l'usurpatore.
Ruggiero, appena fatto re, pensò a limitare i privilegi de' suoi popoli. La libertà degli Amalfitani attrasse i primi sguardi di Ruggiero. Dopo il 1038 in cui que' repubblicani eransi sottomessi a Guaimaro, principe di Salerno, avevano sempre posti de' principi stranieri alla testa del loro governo. I Normanni succedettero ai Lombardi: Roberto Guiscardo e suo figliuolo Ruggiero avevano ottenuta quasi per forza la dignità ducale; e comunque ogni capitolazione assicurasse agli Amalfitani la conservazione della libertà e de' privilegi loro, andavano non pertanto perdendo sotto un capo straniero quel sentimento di assoluta indipendenza che prima formava la principale loro forza. Ma mentre la repubblica d'Amalfi piegava a men libero governo in Europa, alcuni suoi cittadini gittavano in Palestina i fondamenti d'un ordine, che doveva ereditare il suo potere sui mari, ed essere depositario della gloria cavalleresca d'Europa.
Alcuni mercanti d'Amalfi chiamati dagl'interessi di commercio in Oriente, ed in seguito condotti dalla divozione a Gerusalemme; l'anno 1020 ottennero dal Califfo d'Egitto la facoltà di costruire presso al santo Sepolcro un ospedale dedicato a s. Giovanni per alloggiarvi i viaggiatori della propria nazione, ed i Cristiani che venivano a visitare i luoghi santi. Nello stesso tempo fabbricarono una chiesa dedicata a santa Maria dei Latini, ed un convento per le femmine consacrato a santa Maria Maddalena. Questi edificj innalzati a spese degli Amalfitani, e da loro provveduti di sufficienti entrate, rimasero quasi un secolo esclusivamente in mano dei cittadini d'Amalfi, fino ai tempi in cui Goffredo Buglione pose alla testa de' crociati l'assedio a Gerusalemme. Gherardo della Scala, borgata del territorio d'Amalfi, era a tal epoca rettore del convento degli ospitalieri di s. Giovanni, il quale avendo armati i cenobiti in favore de' crociati, gli ajutò potentemente a sottomettere la città. La guerra sacra cambiò la natura di quest'ordine religioso; gli ospitalieri abbandonarono la cura degli ammalati per difendere la nuova patria, e combattere contro gl'infedeli, e l'ordine che il commercio aveva creato, non rimase più aperto che alla nobiltà militare. Pure i cavalieri di Malta, successori de' borghigiani d'Amalfi, riverberano ancora qualche gloria su la repubblica che li produsse[316].