Tornavano i Pisani dalle isole Baleari, quando papa Gelasio II, perseguitato da Enrico V, avendo abbandonato Roma per ripararsi in Francia, si fermò alcun tempo in Pisa da cui sperava di essere potentemente soccorso. Questo papa discendeva dall'illustre famiglia pisana de' Gaetani, onde per riconoscere i ricevuti beneficj, o per amor di patria, dichiarò i vescovi corsi suffraganei della Chiesa metropolitana di Pisa. Vero è che fino del 1092 il prelato di Pisa aveva il titolo di arcivescovo, ma pare che non avesse verun vescovo suffraganeo. Il popolo festeggiò la recente dignità conferita al metropolitano; ed i consoli ed i senatori condussero pomposamente il loro pastore nell'isola di Corsica per ricevere il giuramento d'ubbidienza e di fedeltà dai vescovi, e per consacrarne le chiese. I rivali della repubblica, e più di tutti i Genovesi, concepirono per tale avvenimento una gelosia proporzionata all'alta importanza che vollero darvi i Pisani[388].

(1119) La guerra che si dichiarò del 1119 tra le due repubbliche fu provocata da questa gelosia. Se prestiam fede a Caffaro, i Genovesi attaccarono porto pisano con ottanta galere e quattro grandi navi cariche di macchine militari. Portava la flotta ventidue mila uomini da sbarco, cinque mila de' quali armati di corazza e di caschetti di ferro[389]. I Pisani non ricordano questo armamento veramente prodigioso, essendo l'opera di una sola città. Ambedue le nazioni si chiamarono vittoriose nella prima campagna, e nello spazio di quattordici anni che durò la guerra, si bilanciarono i vantaggi in modo da accrescerne l'emulazione, senza soddisfarne le speranze. Furono prese a vicenda molte navi, bruciate o colate a fondo; saccheggiati varj castelli e villaggi posti lungo le coste, altri incendiati e distrutti; periti in tante battaglie i più valorosi cittadini; non pertanto il commercio delle due repubbliche non prosperò mai tanto, nè la marina fu in altri tempi più attiva.

(1133) Finalmente l'anno 1133, Innocenzo II, ch'erasi rifugiato a Pisa, s'intromise per trattar di pace tra le nemiche nazioni, che lo avevano ugualmente soccorso contro l'antipapa Anacleto. E perchè l'innalzamento dell'arcivescovo di Pisa aveva destata la gelosia de' Genovesi, il papa accordò la stessa dignità al loro vescovo, sottraendo la loro Chiesa al metropolita di Milano, ed elevandola al rango di arcivescovile. Volle pure che non fosse priva di vescovi suffaganei, ed eresse due vescovadi nelle due riviere soggette; rimanendo quelli di Sardegna subordinati alla chiesa pisana, e quelli di Corsica alla genovese ed alla pisana[390].

Nel tempo di questa lunga guerra, e forse prima, i feudatarj della repubblica pisana in Sardegna si erano affatto sottratti alla suprema sua signoria, e dichiarati sovrani. Quelli di Cagliari, Sassari, Logodoro ed Arborea usurparonsi perfino poco dopo il titolo di re; altri, come i Visconti di Gallura ed i Sismondi d'Oleastro, rinunciando alla vanità dei titoli, non si erano resi meno indipendenti[391]. In questi tempi all'incirca i Visconti ed i Sismondi si allearono colla repubblica di Genova, e n'ebbero la cittadinanza. Un ramo della famiglia Sismondi, dimenticando i doveri di cittadino, ed i sacri legami che l'univano a Pisa, si stabilì in Genova, e da questo ramo discendono i Sismondi Mascula, console l'anno 1146, e Corso, console ed ambasciatore di Genova presso Federico II l'anno 1164[392]. Un altro ramo della stessa famiglia era però rimasto fedele alla repubblica pisana, la quale con un importante acquisto contribuì a chiudere agli stranieri il territorio della repubblica, ed a liberare i suoi porti da una dannosa rivalità. I Corsi erano governati in nome dell'impero dal marchese Alberto, che si era dichiarato indipendente; e questi possedeva pure un terzo del castello di Livorno, il di cui porto, quantunque non ancora ingrandito e fortificato dall'arte, era non pertanto di grandissima importanza, sia per la sua vicinanza al porto pisano, quanto per essere posto in mezzo al territorio della repubblica tra la capitale e le inferiori valli della Maremma. Del 1146 questo paese fu dato a titolo di feudo a due fratelli Sismondi, come apparisce dall'atto che ancora conservasi nell'archivio di Pisa, e che Muratori pubblicò[393].

Il territorio pisano stendevasi lungo il mare da Lerici fino a Piombino; ma non tutta questa contrada era immediatamente soggetta a Pisa; perchè i villaggi e castelli posti sulle due rive di Lerici, Viareggio, Massa, Piombino e Grosseto, eransi soltanto posti sotto la sua protezione, ed acconsentito che le loro milizie guerreggiassero sotto gli stendardi di assai più potente repubblica ch'esse non erano; sottomettendosi alle decisioni de' consoli pisani nelle loro quistioni, invece di deciderle colle armi. Nello stesso modo avevano i Genovesi ridotto nella loro dipendenza non solo la vallata della Polsevera, e le altre che circondano la città, ma inoltre tutte le piccole città delle due Riviere, Lavagna, Ventimiglia, Savona, Albenga[394]. E le due repubbliche tenevano queste terre press'a poco in quella dipendenza in cui Roma teneva gli alleati del Lazio.

Le tre repubbliche marittime trovavansi quindi avanti la metà del dodicesimo secolo alla testa di tre piccole confederazioni formate dai Veneziani delle libere città dell'Illirico, dai Pisani di quelle delle Maremme, e dai Genovesi di quelle delle Riviere. Tutte tre eransi assicurate un tale predominio sopra alleati acquistati quasi colla forza, che già li risguardavano come soggetti. È per altro notabile, che qualche residuo di libera costituzione presso le piccole città secondò l'energia delle grandi, e contribuì a dilatarne la potenza ed a renderla più stabile.

Di queste tre confederazioni la meno prospera era la pisana, non avendo quella repubblica potuto stendere la sua protezione che verso le Maremme, provincia assai fertile, ma malsana[395], che per l'influenza della libertà era stata guadagnata alla coltura, ma che non poteva però mai acquistare una troppo numerosa popolazione, o dare alla repubblica robusti soldati ed esperimentati marinai. Dagli altri due lati, e nell'interno delle terre lo stato pisano veniva rinserrato da quelli di Lucca e di Fiorenza, città abbastanza forti per opporsi ad ogni suo progetto d'ingrandimento. Lucca fu la prima a dar consistenza al suo governo riducendo sotto di sè le vallate vicine; per cui fino nel secolo undecimo trovavasi in guerra con Pisa. Fiorenza per l'opposto era in allora alleata dei Pisani, e Giovanni Villani, storico fiorentino, pretende che i suoi concittadini venissero a custodir Pisa mentre quegli abitanti trovavansi occupati in una spedizione marittima. Aggiunse che i Fiorentini s'accamparono due miglia fuori di Pisa per difenderli dai Lucchesi, avendo proibito sotto pena di morte ai soldati l'ingresso in città per timore che i vecchi e le femmine, rimasti soli in guardia delle mura, non dubitassero della loro fede[396].

L'anno 1133 in cui i Pisani pacificaronsi coi Genovesi, volendo far cosa grata a papa Innocenzo, ed all'imperator Lotario, spedirono la loro flotta nel regno di Napoli contro il re Ruggiero e l'antipapa Anacleto. Noi abbiamo già parlato nel precedente capitolo di questa gloriosa spedizione illustrata dalla scoperta delle Pandette e dalla ruina d'Amalfi.

CAPITOLO VI.