L'anno 569Alboino.
573Clefi.
584Autari.
591Agilulfo.
615Adaloaldo.
625Arioaldo.
636Rotari.
652Rodoaldo.
655Ariberto I.
661( Pertarito, e
( Godeberto.
662Grimoaldo.
671Pertarito per la seconda volta.
678Cuniberto.
700Luitberto.
701( Ragimberto, ed
( Ariberto II.
712( Aliprando, e
( Liutprando.
736Ildeprando.
744Rachis.
749Astolfo.
757Desiderio, con
759Adelchi suo figliuolo.

[24.] Paulus Warnefridus de Gestis Longob. lib. II. c. 32. p. 436.

[25.] Luitp. in Legat. t. II. p. 481. Bisogna ricordarsi che Luitprando parlava così a Niceforo Foca nel calore della disputa, perchè questi gli aveva rinfacciato che Ottone suo signore non era altrimenti Romano, ma Tedesco.

[26.] I Lombardi ebbero uno storico, forse il migliore de' mezzi tempi, Paolo Diacono, o Warnefrido. Egli scrisse in sei libri la storia della sua nazione dall'epoca in cui uscirono dalla Scandinavia fino alla morte di Luitprando accaduta l'anno 774. Paolo Warnefrido fu contemporaneo degli ultimi re Lombardi, e di Carlo Magno: visse alla corte de' suoi re, poi dell'imperatore: e ritirossi vecchio in un convento, ove scrisse la sua storia. Lasciò inoltre alcune opere teologiche scritte per ordine di Carlo Magno. Le sue cose trovansi stampate nel t. I. Rer. Ital. Gli fu attribuito un breve frammento che prosiegue la storia de' Lombardi fino alla caduta di quella monarchia t. I. p. II. Rer. Ital. p. 183. Ma lo stile e le passioni dello scrittore lo dichiarano affatto diverso da Paolo, e piuttosto Romano che Lombardo.

[27.] In questi due ultimi § il nostro scrittore distrugge due principj da lui stabiliti nella prefazione; 1.º che il carattere dei popoli, le virtù, i vizj ec., non sono quasi mai dipendenti dal clima; secondo, che le nazioni barbare stabilitesi successivamente in Italia non cambiarono la razza de' primitivi abitanti, per essersi, per così dire, perdute nel vortice della nazione italiana. Sembra anzi che in Lombardia non restassero poco più che Lombardi, e gli schiavi destinati all'agricoltura. Ma anche in questo vi è qualche cosa di esagerato. L'avveduto lettore saprà da sè medesimo dedurre dai fatti storici le dottrine generali: quanto è facile che lo scrittore sostituisca i suoi principj a quelli che si deducono dalla storia! I sistemi sono sempre pericolosi, ed il più delle volte fallaci. N. d. T.

[28.] Ecco la prima chiamata de' Francesi in Italia. Forse potrà giustificarla la debolezza dei Greci; ma non potranno scusarsi i Papi d'avere in pregiudizio dell'Impero Greco accettata la donazione dell'Esarcato di Ravenna. N. d. T.

[29.] Annal. Bertiniani scrip. Rer. Ital. t. II. p. 498. Chron. Reginon. lib. II. Sc. Germ. Struvii, t. I. p. 36.

[30.] I Greci, i Romani ed i Lombardi, ci rappresentano concordemente le armate francesi, che più volte invasero l'Italia dai tempi di Narsete fino all'età d'Astolfo, come le più feroci di tutte le orde nemiche.

[31.] Dopo Jornandes, e Paolo Warnefrido, l'Italia non ebbe per molto tempo veruno storico che si potesse loro paragonare. Non n'ebbe un solo sotto il regno de' Carlovingi, quando non si voglia tener conto di Agnello abbate di s. Maria ad Blachernas, il quale nel suo liber pontificalis dà la storia degli arcivescovi di Ravenna. Scrip. Rer. Ital. t. II. p. 1. I Francesi n'ebbero in maggior numero: gli Annali di Fulda, di Metz, Regino, ed Eginardo furono pubblicati dal Duchesne Scrip. Francor. Gli Annali Bertiniani si stamparono dal Muratori, Scrip. Rer. Ital. t. II. p. 490.

[32.] I Normanni avevano già commesse alcune piraterie su le coste quando ancor vivea Carlo Magno, ma non incominciarono a saccheggiare la Francia che dell'836 e 837, quando devastarono la Frisia e l'isola di Walcheren. An. Bert. p. 523. Herm. Cont. Chr. p. 229. apud Struv. Scr. Germ. t. I. — I Saraceni cominciarono a saccheggiare le coste d'Italia l'anno 839. Carlo Magno era morto in gennajo dell'814.