[117.] Arnul. lib. II. c. 16. p. 18.
[118.] Teofilatto Simocatta che vivea ne' tempi dell'invasione lombarda, scrisse la storia del regno di Maurizio dall'anno 582 fino al 602, tenendo dietro alle più minute particolarità, senza che nella sua storia si trovi, per quanto io sappia, una sola volta il nome de' Lombardi, di Roma, o d'Italia. Scrip. Byzan. t. III. Dopo di costui, pel corso di quasi quattro secoli, i Greci non ebbero alcuno storico, ma soltanto alcuni aridissimi cronisti.
[119.] Finchè lo credettero utile all'ingrandimento della loro sede ed alla personale loro considerazione. Ma quando trovarono del loro interesse il sottrarla alla sudditanza de' Greci, non si fecero scrupolo di darla in mano ai Franchi. N. d. T.
[120.] I Romani si dispensarono una sola volta dal chiedere l'assenso imperiale, e fu in occasione dell'elezione di Pelagio II l'anno 577, perchè la città era in modo circondata dai Lombardi, che non poteva aver comunicazione con Costantinopoli. Anast. Bibl. in vita Pelagii II. t. III. Rer. Ital. p. 133.
[121.] Le vite dei papi furono raccolte da Anastasio bibliotecario, che morì avanti l'anno 882. Si chiama liber pontificalis questa raccolta, che fu pure attribuita a papa Damaso II. Fu probabilmente l'opera di molti scrittori. Veggansi intorno a tal libro le dissertazioni d'Emmanuele Schelestrat, e di Giovanni Ciampini. Script. Ital. t. III. p. 1.
[122.] Ciò deve intendersi sanamente rispetto a molte ceremonie, agli abiti, ed a certe opinioni specialmente de' platonici e degli eclettici, che si trovarono, o si suppose di trovarle conformi alle dottrine evangeliche. N. d. T.
[123.] Αχειροποίητος, fatto senza ajuto delle mani.
[124.] Coloro che amano le belle arti, non incolperanno giammai la Chiesa d'aver permesso il culto ragionevole e preso in buon senso delle sacre imagini, cui l'Italia deve in gran parte il rinnovamento delle arti. N. d. T.
[125.] Dai Cristiani ignoranti; non altrimenti.
[126.] Ειδωλα λατρεῖν vuol dire prostrarsi innanzi alle rassomiglianze. Il rimprovero adunque formato dall'unione di questi due vocaboli, non è già che gl'idolatri tengano le pietre o i marmi in luogo di Dei, ma solamente per imagini della divinità, alle quali rendono un culto.