Gl'Italiani risguardarono tale conquista come una nuova invasione barbarica: se non che i talenti e le virtù di Carlo Magno compensarono in alcun modo il brutale impeto de' suoi sudditi[30]. Questo monarca assoggettò quasi tutta l'Italia alla sua dominazione. I Lombardi lo riconobbero loro re, e col nome di Patrizio ebbe pure la signoria dell'Esarcato, e del ducato romano; ed in fine anche Arigiso duca di Benevento fu forzato di riconoscere la sua supremazia, e di rendergli omaggio. All'Italia così riunita, diede uno de' suoi figliuoli per re, ma il giorno di Natale dell'800 ricevette egli medesimo, per acclamazione, dai grandi e dal popolo di Roma il titolo d'imperatore. E per tal modo ripristinò egli l'impero occidentale che si trovò composto di tutta l'Allemagna, della Francia e dell'Italia, la quale, benchè dichiarata regno di suo figlio, non fu, rigorosamente parlando, che una provincia del nuovo impero. La famiglia de' Carolingi occupò il trono d'Italia dal 774 in cui la conquistò fino all'espulsione di Carlo il Grosso accaduta l'anno 888.

(774 = 814) Carlo Magno, uno dei più grandi caratteri de' mezzi tempi, non tardò ad acquistare sui suoi coetanei l'influenza d'un uomo straniero al suo secolo. E come v'ebbero prima di lui alcuni uomini straordinarj, che coll'energia d'un carattere mezzo barbaro signoreggiarono un popolo civilizzato; così un uomo che ne aveva prevenuto l'incivilimento ebbe intero dominio sui barbari per la forza del suo spirito, de' suoi lumi, de' suoi talenti. Carlo Magno accoppiando alle qualità del legislatore quelle del guerriero, il genio creatore alla prudente vigilanza che conserva e mantiene gl'imperj, si trasse dietro sulla strada della civilizzazione le nazioni allemanne, e finchè visse le rese capaci di giganteschi passi. Con un solo legame riunì i Barbari ed i Romani sotto un solo impero, i vincitori ed i vinti. Finalmente egli pose i fondamenti d'un nuovo ordine di cose per l'Europa, d'un sistema che appoggiavasi essenzialmente sopra le virtù d'un eroe, e sopra il rispetto e l'ammirazione che ispiravano le sue virtù.

Non si creda però, malgrado lo splendore di tante conquiste, che il regno di Carlo Magno contribuisse alla felicità degli uomini. Carlo Magno è colpevole in faccia all'umanità; del regno de' suoi successori; dei più malvagi secoli della storia dell'universo, il nono ed il decimo; delle guerre civili dei Carlovingi; delle insultanti invasioni de' barbari; della universale debolezza; della totale sovversione dell'ordine, e del ritorno d'una barbarie più grande assai di quella del secolo ottavo, nel nono e nel decimo[31].

Carlo Magno fondò una monarchia quasi universale, ma non ha potuto, come i Romani, consolidarla colle successive conquiste di sette secoli, e temprare saldamente le catene che attaccavano l'una appresso l'altra le nazioni vinte alla vincitrice, ed identificarle di maniera le une colle altre, che venissero a formare un solo corpo. I sudditi di Carlo Magno, sottomessi soltanto per il corso d'una vita, erano più tosto attaccati alla sua persona che alla sua nazione. La feroce indipendenza di que' popoli barbari si era prostrata innanzi a lui. Durante la loro sommissione avevano perduto lo spirito nazionale, la forma propria del loro governo, e tutto quanto poteva porli in situazione di mantenersi o di difendersi; ma non avevano nemmeno preso ad amare una monarchia affatto nuova; e l'idea del diritto e della giustizia era affatto straniera a così violente istituzioni. Invano l'autorità sovrana determinava tra i principi le successioni e le divisioni; questa autorità mancante della sanzione de' secoli, cedeva a fronte degl'interessi particolari, e dava luogo alle contese dei figli di Luigi il buono. Gli ordini civili e militari non erano rinforzati da veruno spirito nazionale, da veruna affezione dei popoli per un governo che aveva sovvertiti tanti altri governi: e di qui ebbero origine le invasioni de' Normanni e dei Saraceni, di qui la debolezza di un vasto impero popolato da valorosi soldati, e non pertanto incapace di far fronte ai più spregevoli nemici[32].

Vero è che i successori di Carlo Magno furono tutti uomini senza talenti; ma tale è pure l'ordinario andamento delle cose, e non era da supporsi che il conquistatore dell'Europa, il fondatore d'una nuova dinastia, dopo un regno glorioso di quarant'anni, avesse in oltre un successore erede de' suoi talenti e delle sue virtù. Se ciò fosse accaduto, se due o tre uomini come Carlo Magno avessero successivamente occupato il trono dei Franchi, la monarchia universale sarebbesi probabilmente mantenuta; ma l'Europa avrebbe perdute le prerogative che la distinguono: sarebbesi forse più presto civilizzata, ma sarebbe ancora rimasta in seguito stazionaria come la China, senza energia, senza forza, senza genio, senza virtù.

Effettivamente Carlo Magno figurò solo sulla scena del suo secolo; i suoi Paladini non esistono che ne' romanzi; tra i suoi contemporanei, e nella susseguente generazione, non sorse verun personaggio distinto. Il secolo che lo precedette non mancò di grandi uomini; e tutti i popoli soggiogati da Carlo, ebbero, come i Lombardi, capi meritevoli di essere registrati nella storia. Almeno prima di lui la metà della specie umana non era subordinata ad un solo capo, nè mossa dal capriccio d'un solo uomo.

(814 = 888) Morì Carlo l'anno 814, e la sua famiglia non conservò che settantatre anni la monarchia da lui fondata. Dopo alcuni regni vergognosi e miserabili, Carlo il Grosso, l'ultimo de' Carlovingi, fu deposto in novembre dell'ottocento ottanta sette, e morì due mesi appresso. La storia de' Carlovingi non appartiene all'Italia, ma a tutta l'Europa; e noi abbiamo la fortuna di poterci dispensare dal tenerle dietro in mezzo alle scandalose guerre de' figliuoli contro il padre, de' fratelli contro i fratelli, che ne formano la principale orditura. Durante questo periodo di tempo l'Italia fu alquanto meno infelice degli altri regni subordinati ai successori di Carlo, perchè governata ventisei anni da Lodovico II principe virtuoso, nè senza talenti, nè privo di bravura[33]; e fu appunto specialmente sotto il di lui regno, che l'esempio del valor francese fece rinascere l'amore delle armi, e la riputazione della milizia italiana. Le campagne d'Italia incominciarono allora a ripopolarsi, e le città desolate dalle precedenti invasioni ricuperano i loro abitanti[34].

Sotto il debole governo de' Carlovingi il patto sociale perdette ogni forza: i re nelle guerre di famiglia furono obbligati di comperare i soccorsi dei loro sudditi coll'accordar privilegi che resero nulla l'autorità reale. Occupati nella difesa degli stati contro i nemici stranieri, o resi deboli dalle loro guerre civili, eransi lasciati pregiudicare in tutte le loro prerogative, sicchè appena ne' vasti loro stati rimaneva qualche città o castello che non avesse un altro padrone. Le province appartenevano ai duchi o marchesi, le metropoli ai vescovi, le altre città ai conti; il re era senza autorità, quantunque i suoi diritti non fossero mai passati in mano dei popoli.

(888) Gli avvenimenti ch'ebbero luogo dopo la deposizione di Carlo il Grosso vogliono essere più attentamente considerati in quanto che si avvicinano all'origine delle repubbliche. Appartengono in oltre più strettamente alla nazione italiana che si trovò allora di nuovo governata da un monarca italiano. Le rivoluzioni del trono, accadute nel periodo di sessantatre anni dall'espulsione dei Carlovingi fino all'incoronazione d'Ottone di Sassonia, posero in movimento, fissarono il carattere nazionale, e svilupparono quella tendenza alla libertà repubblicana, che ben tosto vedremo prender piede nelle città.

I Lombardi avevano divisa la loro monarchia in 30 principali feudi col titolo di ducato, de' quali dovremo parlare con maggiore estensione nel seguente capitolo, ove tratteremo del sistema feudale. Sotto la dinastia de' Carlovingi furono i feudi ridotti a minor numero, non già, per quanto sembra, in forza di alcuna legge, ma o col riunire più feudi sotto un solo padrone, oppure dividendo un ducato in molte contee. Perciò, allorchè fu deposto Carlo il Grosso, non eranvi in Italia che cinque o sei grandi signori a portata di comandare alla nazione e di disputarsi il trono. I grandi feudi di cui erano proprietarj, avevano quasi tutti indifferentemente il titolo di ducato o di marchesato. Il vocabolo di Mart indicava presso i Franchi ed i Tedeschi i confini degli stati; ed in fatto i soli grandi ducati conservati erano posti alle frontiere dell'Italia, affinchè il loro signore potesse, ancora senza essere soccorso dal monarca, difendere il regno dalle straniere invasioni.