[147.] Vit. Steph. III. in Anas. Bib. p. 174. — Vita Stadr. p. 180.
[148.] Pro remedio animae meæ, e simili, era la più usitata formola con cui i grandi delinquenti colla donazione di poche terre a qualche chiesa o monastero presumevano d'avere ampiamente soddisfatto alla divina ed umana giustizia per gli assassinj commessi nel lungo corso della loro vita; di modo che le più ricche donazioni sono d'ordinario un sicuro testimonio della scellerata memoria del donatore; come le donazioni non meno frequenti propter nimiam sui corporis dulcedinem mihi praestitam fatte dai principi alle loro amiche colla maggiore pubblicità, ne attestano la scostumatezza. N. d. T.
[149.] Murat. Antiq. Ital. diss. LXXI. t. V. p. 56.
[150.] Questo bando viene riferito da Camillo Pellegrino. Hist. princ. Longob. t. II. p. I. p. 265.
[151.] Gli ecclesiastici erano di que' tempi le sole persone che sapessero poc'o tanto leggere e scrivere, onde non è maraviglia se loro venivano affidati gl'impieghi che richiedevano di saper leggere e scrivere. N. d. T.
[152.] Le vite dei pontefici furono scritte da Anastasio bibliotecario fino alla morte di Niccolò primo accaduta l'anno 867. Le vite d'altri pontefici fino all'889 furono aggiunte da un altro bibliotecario detto Guglielmo. Da quest'epoca fino al 1050, in cui comincia la raccolta del cardinal d'Arragona, avvi un vuoto che non è stato possibile di riempire.
[153.] Anast. Bibl. in vita Greg. IV. p. 206.
[154.] Vita Leon. IV. Anast. Bibl. p. 231.
[155.] Ibid. p. 240.
[156.] Ibid. p. 245.