[217.] Vita Greg. VII. ex Card. Arrag. p. 313. — Landulphus Senior l. IV. c. 3. p. 120. — Gaufridus Malaterra Hist. Sicula l. III. c. 37. tom. V. Rer. Ital. p. 587.
[218.] Pauli Bernriedens. vit. Greg. VII. c. 110. p. 348.
[219.] Donizzo Vita comitissae Matil. l. II. c. 7. p. 371.
[220.] Ciò è detto assai impropriamente, confondendo la Chiesa col papa e colla sua corte. N. d. T.
[221.] Dodechini appendix ad Marianun Scotum apud Struvium Scrip. Germ. t. I. p. 661. — Sigeberti Gembl. Chronog. p. 848.
[222.] L'armata de' crociati che attraversò l'Italia era capitanata da Ugo fratello del re di Francia, da Roberto di Fiandra, da Roberto di Normandia, e da Eustachio di Bologna. Cacciò di Roma l'antipapa Guiberto, togliendogli, ad eccezione di castel s. Angelo, tutte le fortezze.
[223.] Annal. Hildeshemens. apud Leibn. p. 733. — Dodech. append. p. 666. — Sigeberti Gemb. Chr. p. 854.
[224.] Il Sigonio non è uno scrittore contemporaneo; e perciò la sua penna non è ligia alle passioni di un secolo di guerre civili. Altronde egli si appoggia alla testimonianza di più antichi autori, quali sono Ottone di Frisinga l. VII. c. 8. 12. p. 113. all'ab. Uspergense nel Cronico p. 243, all'anonimo scrittore della vita di Enrico IV. ec.
[225.] Appartiene senza dubbio a quest'epoca l'abboccamento tra il padre ed il figlio, di cui il vecchio Enrico informò Filippo I re di Francia con una lettera del 1106. «Appena lo vidi, gli scrive, commosso nel più intimo del mio cuore da dolore e da paterno affetto, mi gettai a' suoi piedi supplicandolo, scongiurandolo in nome di Dio, della sua fede, dell'anima sua, a non macchiare in questa occasione, quand'anche co' miei peccati mi sia meritati i divini castighi, la sua coscienza ed il suo onore; imperciocchè veruna legge umana o divina costituisce il figliuolo vindice dei delitti del padre.......» Nella medesima lettera gli parla della sofferta prigionia. «Lasciando da un canto gli obbrobrj, le ingiurie, le minacce, le scuri pronte a cadermi sul capo, se non facevo quanto mi era comandato, la fame e la sete ch'io soffersi per opera di tali ch'erami ingiurioso di vedere e d'ascoltare; per non dire ciò che ancora più doloroso riesce, che altra volta fui felice ec. .....» Questa commovente lettera ci fu conservata da Sigeberto Gemblacense presso Struvio t. I. p. 856.
[226.] Sigon. De Reg. Ital. l. IX.